Non vi potrei narrar quanto m'aggrada nobil Malvezzi di veder che sète volto a sì bella e sì lodevol strada che in parti ignote al vil vulgo e secrete
ne guida, dove il tempo si dispensa con piacer' utilmente e con quiete. Quivi a nuocere altrui mai non si pensa, né d'ogni lieve ingiuria a far vendette,
ma tutti han l'alma a quel diletto intensa. Gioco dannoso mai quivi non stette, e meno invidia e meno ambitione, ne v'han forza d'amor strali o saette.
O voi, cui sì lontan da la ragione tira il cieco furor, s'avvien che il fianco ombra d'ingiuria a vendicar vi sprone; e voi, cui lega il cor fanciul non manco
cieco di quello, onde n'havete il volto hor tristo, hor lieto, hor colorito, hor bianco, volgete il passo a questa via, che volto non sì tosto l'havrete, che a l'un fia
libero il fianco e il core a l'altro sciolto. E se la falsa invidia, o se la ria ambitione il cor vi punge e rode, deh, prendete il camin per questa via,
che in parte arrivarete, ove non s'ode cosa, che apporti noia e con diletto de la quiete ogniun si appaga e gode. Felice voi Malvezzi mio, ch'eletto
sì nobil cibo havete, onde il pensiero si pasce e il cor si nutre e l'intelletto. Mirabil cosa è pur, c'huom sì leggiero possa coperto di corporeo velo
penetrar questo e quell'altro hemispero e misurar di parte in parte il cielo e saper de le stelle erranti e fisse il vario corso, e di chi nacque in Delo,
e come a Phebo il sommo Iddio prescrisse termine il Cancro e il gran Capro celeste, né volse mai che fuor di questi uscisse. Mirabil cosa anchor, che in quelle, e in queste
parti scorrer si possan del mar l'onde, senza timor di scogli o di tempeste. E veder come in fra la terra infonde per loco angusto il gran Padre Oceano
di strani mostri l'acque sue feconde, e come il Caspio, o vogliam dir l'Hircano tanti popoli inonda, e tante genti senza l'aiuto suo, da lui lontano.
Mirabil cosa anchor, poter gli ardenti raggi schivar d'Apollo e nevi e brine, e fiumi e polve e ghiaccio e pioggie e venti. E le parti lontane e le vicine
la state a l'ombra, e il verno appresso il foco gir cercando, e del mondo ogni confine. E stando in riso fra gli amici e in gioco d'Agenore mirare a l'alma figlia
ogni più bello e più secreto loco. E veder come altera a meraviglia nel braccio destro il Latio, e i Cimbri porta ne l'altro, e il Tago tien sopra le ciglia,
e come l'Istro per via lunga e torta giù dal ventre le scorre in fino al piede, che il Rhen più dritta via prende e più corta. E come Greci e Sarmati possede,
Galli, Thraci, Macedoni e Germani; e Roma capo de l'impero e sede. E come tanti monti e colli e piani, isole e fiumi e selve e laghi serra,
con tanti lochi in verso il polo strani, e come il mar, che a Gade entra fra terra, verso meriggie la divide, e parte da quella che a noi fe' sì lunga guerra.
Passiam dunque a mirar quest'altra parte di freddo scema, onde già il nome prese, poco descritta da le antiche carte. Maggior del primo assai questo paese
tutto è rivolto in verso il mezo giorno, onde le genti ha più nel viso accese. Questa (non senza de gli antichi scorno) gli Hiberi e i Lusitani al tempo nostro
già mille volte han circondata intorno, tal che a Greci, o Latini un'error vostro, temprata essendo la torrida zona, per prova al mondo han chiaramente mostro.
La terra, di cui Bocco hebbe corona, costei rinchiude, e Numidia e Cirene, e il tempio, di cui tanto ogniun ragiona, e c'hebbe il nome già da quelle arene,
Libia, Egitto, Ethiopia, e chi non piega l'ombra né qua, né la, vuo' dir Siene. Che il Nilo questa, (Tolomeo sol niega), da la moglie di Giapeto divida,
ma il mar Sanguigno e sue ragioni allega. Quest'altra adunque il Lido e il Partho annida, l'Hircan, l'Armeno, il Phrigio, il Siro e il Perso, c'hoggi sì ardito l'Ottomanno sfida.
Un suo maggior già tutto l'universo di soggiogar pensò, ma troppo spiacque tal fasto a Dio che lo fe' gir disperso. E sol fuggendo in un vil schiffo giacque
quel, che pur dianzi con tutto il Levante i monti navigò, cavalcò l'acque. O potentia del Ciel, tu pur con tante maniere mostri ogni hor varie e diverse
quanto sia il mondo e fragile e inconstante. Del temerario ardir ch'altro al fin Xerse trasse, che per la morte de i mariti far tutte a brun vestir le donne Perse.
Ma ritorniam là, donde siamo usciti, perché fuor del sentier vagando tanto potriaci alcun tener forse smarriti. Di gran fecondità tien questa il vanto
perché in più lochi rende in guisa il seme, che menzogna parrebbe il dirvi quanto. E spande altera le sue sponde estreme con ampio giro, talché agguaglia sola
l'altre due parti ambe congiunte insieme. L'Egeo parte costei da la figliola d'Agenore, e quel mar, cui la germana nomò di Phrisso, come il grido vola.
E chi da l'Austro ogni hor più si allontana la Propontide intoppa, e quindi poi l'Euxino e la Meotide e la Tana. L'India, ch'essa contien, fe' nota a noi
di Philippo il gran figlio, alhor ch'ei scorse vittorioso in fino a i liti Eoi. Se ciò, ch'è quivi, e ciò ch'è sotto a l'Orse, dove Dario fuggì, Ciro cadeo,
contassi, vi sarei di tedio forse. Over lungo quel mar, che infame e reo hebbe già il nome e c'hor sì bello il serba, o contra Hesperia in ripa al mare Egeo.
Dove in Epheso fu già la superba mole, e quella Caria alta regina fece per gran pietà, per doglia acerba. La terza in Rhodo a questa era vicina,
donde a l'isola sacra a Citherea giunge chi verso il mar d'Isso camina. Questa coi Siri già si congiungea, sì come anchor congiunta era con nui
Sicania, e come coi Beoti Eubea. O sol di cortesia ricetto, in cui Giove sì bel pensier novello infuse, questo, e ciò che riman, vedrete vui.
Né vi saran mai passi o strade chiuse, ma tutte aperte e quelle piane e note, che a gli antichi già furo erte e confuse. E gir da l'Austro in un punto a Boote
potrete, e da l'Hesperia a l'Oriente, che in un punto pur dir lingua nol puote. Nuovo ciel, nuova terra e nuova gente, nuovi animai, nuov'herbe e nuovi frutti
potrete anchor veder come presente. Cose che in fino ad hor son state a tutti gli altri ascose, ma i termini d'Alcide voi potrete passar coi piedi asciutti.
Quel, ch'ei, né Bacco, né Alessandro vide, per voi potrassi ogni hor chiaro vedere la notte e il dì senza che altrui vi guide, standovi o in sala o in camera a sedere.
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