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1510–1574

VI

Francesco Bolognetti

Alberico più volte anchor già prima d'hora con lettre m'hai pregato molto a volerti talhor scrivere in rima. Ma sappi, o Salentin, che ad altro volto

l'animo havendo, a ciò più non attendo, perch'io mi trovo in varie cure involto. Oltra di ciò con man tocco e comprendo ch'esser poeta mediocre è poco,

anzi nulla, e però l'armi a voi rendo. Egli è ben vero, che per scherzo e gioco tra la Savena e il Rhen più giorni andai favoleggiando con stil basso e roco,

mentre Constante e gli altri heroi cantai, sì de l'imperator prigion devoti, né giunsi d'Arno in su la sponda mai. Onde con forti giuramenti e voti

conchiusi al tutto di lasciare i versi, visto i dissegni miei d'effetto voti. Sol mi doglio e mi cruccio che in diversi lochi sian molti de' miei parti inculti,

e in varie mani hor qua hor là dispersi. Quei, che appresso di me restaro occulti, e quei c'ho rihavuti fino ad hora, severo patre, ho di mia man sepulti.

E vò ricuperando gli altri anchora, acciò che d'essi non rimanga segno, e tutti estinti sian prima ch'io mora. Ma tu, che a questa età d'arte e d'ingegno

non trovi chi t'avanzi o giunga al paro, rinova il tuo cantar pregiato e degno. E benché in questo secol nostro avaro non habbi premio alcun che agguagli il merto,

farai te stesso almen per tutto chiaro. Quel bel sentier, che a me fu chiuso, aperto per te veggio, e quel monte ameno e piano che a me in tal guisa apparve horrido et erto.

L'Arno sì dal mio Rhen poco lontano, e che sì poco ha l'acque sue profonde, già di solcar tentai più volte in vano. E tu quel non pur solchi, ma per l'onde

vai sicuro e del Tebro e del Cephiso, col capo cinto d'honorata fronde. E con le Muse intento Apollo il viso ti volge e lieto ascolta, che il poeta

Thebano o il Venusin d'udir gli è avviso. Oltra di ciò la mente hai chiara e queta che travagliata e torbida sovente i bei concetti suoi d'esprimer vieta.

Forse dirai: “Chi può saper mia mente?” ma non appar già cosa in te di fuore, ond'altro possa giudicar la gente. Questo pur veggio chiar, ne prendo errore,

che a l'inglesa ben puoi segnarti, cosa che far non può Re, Papa o Imperatore. Perché la serpe ria sta sempre ascosa là dove l'herba è più grande e più folta,

spine maggiori ha più fiorita rosa. Ma se inteso non hai forse altra volta il segno inglese de la croce, voglio c'hoggi di farlo impari; hor dunque ascolta.

Per questa volta, o Salentin, ti toglio l'officio tuo, che sei d'insegnar' uso, et io da te fra gli altri imparar soglio. Toccandoti comincia adunque in suso

la fronte a dir: “Son senza nemistade” poi di' scendendo a l'umbilico giuso: “senza debiti sono in libertade, e senza lite”, poi dal destro braccio:

“cosa che avvien di raro a questa etade.” Dal manco lato di': “Sciolto dal laccio marital sono” e poi ti tocca il petto, dicendo: “né di figli tengo impaccio.”

Colui, c'havrà con verità ciò detto, potrà ben dire: “amen” di bona voglia, così a l'entrar come a l'uscir del letto. Da queste cinque piaghe esce ogni doglia,

simili a quelle piaghe onde già Dio tanto patì dentro a l'humana spoglia. Ma un'altra piaga, di più crudo e rio veneno sparta e di più mal cagione,

l'huom cruccia, e di quest'anco, al parer mio, sei privo in tutto, ch'è l'ambitione.

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