Conte quattro dì son, del mio giardino lungo la loggia grande passeggiando mi ragionaste, e vosco era il Bianchino, con ragioni efficaci ambo cercando
pur di mostrarmi, ch'io devea le liti lasciar del tutto e dar lor sempre bando, e che Aldrovandi e Ghisilieri uniti voleano uscirne affatto e lor dolea
che non ne fosser fin da prima usciti, e che accettar ciascun d'essi volea quell'istesso partito, ch'io proposi cinqu'anni son, c'honesto lor parea.
Udito il parlar vostro io mi disposi per non trattarsi d'interesse mio di voler tempo, ond'io così risposi. Non vi posso risolver prima ch'io
del pupillo non parlo co i parenti, che n'ho da render conto in prima a Dio. Poi far voglio il medesmo anco a le genti del mondo, e voi di tal conclusione
vi mostraste partir da me contenti. Dunque havendone già quelle persone, che d'huopo mi parea fatte capaci, vi mando in scritto la mia intentione.
Sen volan le parole e son fallaci, né si posson toccar, ma la scrittura si tocca e parla se tu dormi e taci. Un musico già fu, che di natura
allegro, spesso de la terra usciva, pigliandosi piacer de la verdura. E intento un dì del mar sopra la riva a Philomena, che tra rami e fronde
sì dolcemente lamentar s'udiva, pesce in copia scherzar vide per l'onde, c'havendo fatte il sol tepide l'acque, da le parti ascendean cave, e profonde.
Tal cosa in guisa al buon musico piacque che fisso a risguardar parea di pietra, e gran desio di prenderne gli nacque. Onde subito in man tolse la cetra,
ch'ogni stormento suo solea sovente portarsi al fianco a guisa di pharetra. E si diede a sonar sì dolcemente che fatto havria tornar verso le fonti
qual più veloce e rapido torrente. Potea l'aura fermar movendo i monti, far mansueta ogni selvaggia fera, gli augei rendendo ad ascoltarlo pronti.
E ciò facea che al semplicetto s'era ferma credenza impressa in mezo il petto di prender di quel pesce in tal maniera. Ma visto al fin non riuscir l'effetto
conforme col pensier, stava in timore che nascesse da lui tutto il difetto. Onde hor l'alto, hora il basso, hora il tenore toccando e congiungendo il suon col canto,
facea concento e harmonia maggiore. Ma non poteo mai far quel però tanto, variando hora il grave, hora l'acuto, che di prenderne un sol si desse vanto.
Da quella speme sua dunque caduto, vedendo vane riuscir l'imprese, e chiaro l'error suo già conosciuto. Una gran rete in mar tosto distese,
poscia pian piano a se tirolla e tutti quei pesci, colmo di letitia, prese. I quai sul lito subito ridutti cominciorno a saltar, sendo lor tolto
il nuoto e stando in su l'arena asciutti. “Fratelli”, disse il musico a quei volto, “non è più tempo da saltar, perc'hora non suono e l'arco è ne la tasca involto;
da ballar, da saltar tempo era alhora, ch'io facea con la cetra varii suoni, per trarvi a me del cavo gorgo fuora, hor vi ho colti a la rete, hor vi ho prigioni”.
Così a voi dico anchora, o Signor Conte, che la signoria vostra mi perdoni, quel musico son'io, c'hebbi sì pronte le voglie di pigliar del pesce e questo
desio mi si scorgea scolpito in fronte. Tra gli altri a voi l'ho fatto manifesto già son cinqu'anni mille volte in vano, temendo assai non esservi molesto.
Quanto fui poco di giudicio sano credendo o Conte di pigliar del pesce col torre hor l'arpa e hor la cetra in mano. Quante volte vi dissi e non m'incresce,
che il Cavalier feria col capo il muro, perché ogni hor con l'entrata il lusso cresce, e che al fin gli saria tolto al sicuro questo possesso, perché a dirvi il vero,
l'osso era troppo da i suoi denti duro, e che saria sforzato il Cavaliero metter del proprio per l'appellativo, smembrando il suo, c'hor non gli basta intero,
e ch'uso a starsi in sì perenne rivo, stando in secco faria gli heredi suoi poveri affatto e se stesso anchor vivo. Questo il mio suon, questo il mio canto e voi
Conte mio senza ch'altri ve lo dica ben lo sapete, come il sappiam noi. E tutto un'anno intero tal fatica durai suonando, ch'io rimasi afflitto,
procedendo con voi sempre a l'antica. Ma visto questo suon non far profitto di tor la rete mi risolsi e tosto la mia petition produssi in scritto.
E sì mi trovo il tutto haver disposto, che due sentenze a mio favor son date, né da la terza sono anchor discosto. Queste belle parole adunque usate
da voi son fuor di tempo e proprio sono balli di pesci asciutti, hor non ballate Conte, c'hor più non canto e più non suono.
Cookies on Poetry Cove