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1497–1535

XXXIV

Francesco Berni

Signor, io ho trovato una badia, che par la dea della destruzione: templum pacis o quel di Salomone a petto a lei par una signoria.

Per mezzo della chiesa e' v'è una via, dove ne van le bestie e le persone; le navi urtano in scoglio e il galeone si consuma per far lor compagnia.

Dove non va la strada son certi orti d'ortica e d'una malva singulare che son buon a tener lubrichi e morti. Chi volesse de calici parlare

o de croci, averebbe mille torti: non che tovaglie, non vi è pur altare. Il campanil mi pare un pezzo di fragmento d'acquedotto,

sdruscito, fesso, scassinato e rotto. Le campane son sotto un tettuccio, apiccate per la gola, che mai non s'odon dir una parola.

La casa è una scuola da scrima perfettissima e da ballo, che mai non vi si mette piede in fallo; netta come un cristallo,

leggiadra, scarca, snella e pellegrina, che par che l'abbi preso medicina. Ogni stanza è cantina, camera, sala, tinello e spedale;

ma sopra tutto stalla naturale. È donna universale et ha la robba sua pro indivisa, allegra, che la crepa delle risa:

in somma è fatta in guisa che tanto è star di dentro quanto fuori. Ahi, preti scelerati e traditori!

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