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1497–1535

XLIX

Francesco Berni

O spirito bizzarro del Pistoia, dove sei tu? Ché ti perdi un soggetto, un'opra da compor, non che un sonetto, più bella del Danese e dell'Ancroia.

Noi abbiam qui l'ambasciador del boia, un medico, maestro Guazzalletto, che, se m'ascolti infin ch'io abbia detto, vo' che tu rida tanto che tu moia.

Egli ha una beretta, adoperata più che non è lo breviar d'un prete ch'abbia assai divozione e poca entrata; sonvi ritratte su certe comete

con quel che si condisce l'insalata, di varie sorti, come le monete. Mi fa morir di sete, di sudore, di spasimo e d'affanno

una sua vesta che fu già di panno, c'ha forse ottant'un anno e bonissima robba è nondimanco, che non ha pelo e pende in color bianco.

Mi fanno venir manco li castroni, ancor debiti al beccaio, che porta il luglio in cambio del gennaio. Quegli li scusan saio,

cappa, mantel, stivali e covertoio; intorno al collo par che sia di coio. Saria buon colatoio: un che l'avesse a gli occhi vedria lume,

se non gli desse noia già l'untume; di peluzzi e di piume piena è tutta e di sprazzi di ricotte, come le berettaccie della notte.

Son forte vaghe e ghiotte le maniche in un certo modo fesse: volsero esser dogal e fûr brachesse. Piangeria chi vedesse

un povero giubbon ch'ei porta indosso, che 'l sudor fatto ha bigio, giallo e rosso; ché mai non se l'ha mosso da sedici anni in qua che se lo fece

e par che sia attaccato con la pece. Chi lo vede e non rece, lo stomaco ha di porco o di gallina, che mangion gli scorpion per medicina.

La mula è poi divina: aiutatemi, Muse, a dir ben d'essa. Una barcaccia par vecchia dismessa, scassinata e scommessa:

se le contan le coste ad una ad una, pàssala il sole, le stelle e la luna; e vigilie digiuna, che 'l calendario memoria non fanne;

come un cinghial di bocca ha fuor le sanne. Chi la vendesse a canne, et a libre, anzi a ceste, la sua lana, si faria ricco in una settimana.

Per parer cortigiana, in cambio di basciar la gente, morde e dà co' pie' certe zampate sorde. Ha più stringhe e più corde,

intorno a' fornimenti sgangherati, che non han sei navilî ben armati. Non la vorrieno i frati. Quando salir le vuol sopra il padrone,

geme che par d'una piva il bordone. Allor, chi mente pone, vede le calze sfondate al maestro e la camiscia ch'esce del canestro

con la fede del destro; scorge, chi ha la vista più profonda, il coliseo, l'aguglia e la ritonda. Dà una volta tonda

la mula e va zoppicando e traendo; dice il maestro: “Vobis me commendo”. Non so s'io me n'intendo, ma certo a me ne par che costui sia

colui che va bandendo la moria.

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