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1497–1535

V

Francesco Berni

Nel mille cinquecento anni vent'uno, del mese di settembre a' ventidue, una mattina a buon'otta, a digiuno, venne nel mondo un diluvio che fue

sì ruinoso che da Noè in là a un bisogno non ne furon due. Fu, come disse il Pesca, qui e qua; io, che lo viddi, dirò del Mugello:

dell'altre parti dica chi lo sa. Vulcano, Ischia, Vesuvio e Mongibello non fecion a' lor dì tanto fracasso: disson le donne che gli era il fragello,

e che gli era il demonio e 'l satanasso e 'l diavolo e 'l nemico e la versiera ch'andavon quella volta tutti a spasso. Egli era terza e parea più che sera;

l'aria non si potea ben ben sapere s'ell'era persa o monachina o nera; tonava e balenava a più potere, cadevon le saette a centinaia:

chi le sentì non le volea vedere. Non campò campanile o colombaia; in modo tal che si potea cantare quella canzona che dice: “O ve' baia”.

La Sieve fece quel che l'avea a fare: cacciossi inanzi ogni cosa a bottino, menonne tal che non ne volea andare. Non rimase pei fiumi un sol molino,

e maladetto quel gambo di biada che non n'andasse al nemico del vino. Chi stette punto per camparla a bada arebbe poi voluto esser altrove,

ché non rinvenne a sua posta la strada. Potria cantar cose alte e cose nove, miracoli crudeli e sterminati, dico più di otto e anco più di nove:

come dir bestie e uomini affogati, quercie sbarbate, salci, alberi e cerri, case spianate e ponti ruinati. Di questi dica chi trovossi a i ferri;

io ne vo' solamente un riferire, et anco Dio m'aiuti ch'io non erri. O buona gente che state a udire, sturatevi li orecchi della testa,

ch'io dirò cosa da farvi stupire. Mentre che gli era in ciel questa tempesta, si trovorno in un fiume due persone: or udirete cosa che fu questa.

Un fossatel che si chiama il Muccione, per l'ordinario sì secco e sì smunto che non immolla altrui quasi il tallone, venne quel dì sì grosso e sì raggiunto

che costor duo, credendo esser da lato, si trovorno nel mezzo a punto a punto. Ivi ciascun di loro spaventato e non vedendo modo di fuggire,

come sa ch'in tal casi s'è trovato, vollono in sur un albero salire e non dovette darne loro il core. Io non so ben quel che volesse dire:

eron frategli e l'un, ch'era il maggiore, abbracciò ben quel legno e 'n su le spalle si fé salir il suo fratel minore. Quivi il Muccion e tutta quella valle

correvon ceppi e sassi aspri e taglienti: tutta mattina dàlle, dàlle, dàlle. Furno coperti delle volte venti, e quel di sotto, per non affogare,

all'albero appoggiava il viso e' denti. Attendeva quell'altro a confortare, ch'era per la paura quasi perso; ma l'uno e l'altro aveva poco a stare,

ché bisognava lor far altro verso. Se non che Cristo mandò lor un legno che si pose a quell'albero attraverso: quel dette loro alquanto di sostegno,

e non bisogna che nessun s'inganni, ché 'n altro modo non v'era disegno. A quel di sotto non rimase panni: uscinne pesto, livido e percosso,

et era in ordin come un san Giovanni. Quell'altro anche devea aver poco indosso; pur li parve aver tratto diciannove, quand'egli fu dalla furia riscosso.

Questa è una di quelle cose nuove ch'io m'arricordi aver mai più sentita, né credo tal ne sia mai stata altrove. Buone persone che l'avete udita

e pur avete fatto questo bene, pregate Dio che vi dia lunga vita e guardivi dal foco e dalle piene.

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