S'i' avessi l'ingegno del Burchiello,
io vi farei volentieri un sonetto,
ché non ebbi già mai tema e subietto
più dolce, più piacevol né più bello.
Signor mio caro, io mi trovo in bordello,
anzi troviànci, per parlar più retto:
come tante lamprede in un tocchetto,
impantanati siam fin al cervello.
L'acqua e 'l fango, i facchini e i marinari
ci hanno posto l'assedio alle calcagna,
gridando tutti: “Dateci danari!”.
L'oste ci fa una cera grifagna
e debbe dir fra sé: “Frate' miei cari,
chi perde in questo mondo e chi guadagna:
all'uscir della ragna,
di settimana renderan gli uccelli”.
E facci vezzi come a suoi fratelli.
Vengon questi e poi quelli
e dicon che la rotta sarà presa
qua intorno a san Vincenzio o santa Agnesa;
che noi l'abbiamo intesa
più presto sotto a mangiarci lo strame,
ch'andare inanzi a morirci di fame
a quello albergo infame
che degnamente è detto Malalbergo;
ond'io per stizza più carta non vergo.