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1497–1535

LIX

Francesco Berni

Non vadin più pellegrini o romei la quaresima a Roma alle stazzoni, giù per le scale sante ginocchioni, pigliando l'indulgenzie e i giubilei;

né contemplando li archi e' colisei, e' ponti, li acquedutti e' settezzonî, e la torre ove stette in doi cestoni Vergilio, spenzolato da colei.

Se vanno là per fede o per desio di cose vecchie, vengan qui a diritto, ché l'uno e l'altro mostrerò lor io. Se la fede è canuta, come è scritto,

io ho mia madre e due zie e un zio, che son la fede d'intaglio e di gitto: paion gli dèi d'Egitto, che son de gli altri dèi suoceri e nonne

e fûrno inanzi a Deucalionne. Gli omeghi e l'ipsilonne han più proporzion ne' capi loro e più misura che non han costoro.

Io li stimo un tesoro e mostrerògli a chi gli vuol vedere per anticaglie naturali e vere. L'altre non sono intiere:

a qual manca la testa, a qual le mani; son morte e paion state in man de' cani. Questi son vivi e sani e dicon che non voglion mai morire:

la morte chiama et ei la lascian dire. Dunque chi s'ha a chiarire dell'immortalità di vita eterna, venga a Firenze nella mia taverna.

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