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1509–1553

XXXVIII

Francesco Beccuti

Spesso un dolce disio spronar mi suole che di voi, donna singolare, io scriva, e, come uom che fuor di misura vòle, piglio la penna in man d'ogni arte priva;

ma quando io vengo a le bellezze sole, dove a pena 'l pensier volando arriva, trema la man, resta lo spirto in seno e vergognoso il gran disire affreno.

Dico, signora mia, che sotto il sole si scorge solo in voi celeste forma, e le divine, angeliche parole non altra voce che la vostra forma;

più che cosa mortale assembrar suole, se 'l bel piè stampa in su la terra l'orma; in somma in voi visibilmente appare quanto natura ed arte e 'l ciel può fare.

E se ben fusse ogni bellezza persa, ne farieno i vostri occhi 'l mondo adorno; che se la mano e 'l vel non s'attraversa, rinnovar ponno a mezza notte 'l giorno

e, quando 'l ciel più spessa pioggia versa, cacciar le nubi e serenar d'intorno, quetarsi i venti e 'l mar nel suo furore e far se cosa si può far maggiore.

Ma voi, vaghi pensier, di passo in passo scòrto m'avete a ragionar tant'alto; già di scriver di voi l'impresa lasso; invano omai più mi darete assalto:

che s'io cotanto vostre lodi abbasso quanto, madonna, col mio dir v'esalto, or tacerò, ché farvi ingiuria temo, poi che in lodarvi l'onor vostro scemo.

Solo io dirò che se nel core avvampo, maraviglia non fu né doglia n'aggio, ch'io non dovea trovar quel giorno scampo ch'io non ardessi a sì possente raggio:

e tal gioia mi porge 'l vostro lampo, che non martìr, non amoroso oltraggio, non volger d'anni o solitario luoco potrà spegnere in me sì dolce fuoco.

Ma quando io sia per voi d'ardere indegno e che troppo alto aspiri 'l mio pensiero, non puote, alma gentil, esservi a sdegno una fede amorosa, un cuor sincero;

ché talor scorgo di pietade un segno nel vostro viso regalmente altiero, che mi porge baldanza a dirvi in carte del mio grave martìr la minor parte.

E s'importuno a voi forse mi mostro in troppo ragionar de' miei dolori, è che, se fusse tutto 'l mare inchiostro, bastante non saria dirvi i minori;

ed è quanto scrivendo vi dimostro breve scintilla d'infiniti ardori: dunque, s'in questo pur molesto sono, spero trovar pietà non che perdono.

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