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1509–1553

XXII

Francesco Beccuti

Tacer non posso e doler non mi deggio se non di me cui più d'ogni altro scuso, e pur d'altrui mi doglio, e son rinchiuso in prigion tal che libertà non chieggio.

Altro in costei che cortesia non veggio, e pur ognor di crudeltà l'accuso, e fra questi pensier son sì confuso ch'in dura frenesia spesso vaneggio.

Sento nel petto un non so che presago forse del mal che non è giunto ancòra, e mal può medicarsi un caso incerto. Di favellar con voi solo m'appago;

venite, che v'aspetta il tempo e l'ora sotto il ciel che di stelle è già coperto.

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