Skip to content
1509–1553

XLIX

Francesco Beccuti

Invitto capitan, pien di valore, non perché io speri al mio dolor conforto né, per narrarlo a voi, farlo minore, ché nel mio male ogni rimedio è morto,

ma scrivo spinto dal soverchio ardore; e se utile alcuno non ne riporto, da poi che tutti gli altri beni ho persi, posso ancor perder ben l'inchiostro e i versi.

Doglia al mondo non è quanto la mia; uom più miser di me non vede il sole; mai fortuna ad alcun non fu sì ria; l'altrui disgrazie son rose e viole:

s'alcun afflitto il mio gran male spia arà ben torto, se del suo si dole; ché Amor, Fortuna, il Ciel fêr lega insieme per porre un uom ne le miserie estreme.

Lasso! lacrime più ch'inchiostro io verso, né per dire 'l mio duol bastan le carte; non fingo, aimè! per far più bello il verso, ché 'l mio dolente stil privo è d'ogni arte:

così men fosse il mio dolor perverso come io ne taccio a voi la maggior parte! ché si scrive un martìr difficilmente a chi 'l medesmo nel suo cor non sente.

Ma s'io potessi in un sol giorno o doi (che non mi basteria tutta un'etade) dire 'l mio mal, né fusse per me poi sorda ogni orecchia e morta ogni pietade!

O voi beati, o fortunati voi, a cui lice mirar tanta beltade, non prevista da me, ch'i raggi immensi gli occhi abbagliarmi, la ragione e i sensi!

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XLIX · Francesco Beccuti · Poetry Cove