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1509–1553

LXXXII

Francesco Beccuti

Come nulla qua giù diletta o piace più che questa bellezza amata e cara, così nulla più breve o più fugace ne dà Natura in un larga ed avara.

Qual fosse dianzi il volto ond'ebbi amara guerra e crudel senza trovar mai pace, nel mio, pallido e mesto, ancor s'impara, e qual oggi ne sembri Amor nol tace:

ché già levato ha da quegli occhi 'l nido, da le guance le rose; e più m'attrista che v'ha lasciato oscura nebbia e spine. Caracciol mio, deh, risguardate il fine

di questi fiori e vi risvegli il grido de la mia grave penitenza e trista.

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