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1509–1553

LXVIII

Francesco Beccuti

— Perché accendesti a la divina face dei celesti occhi il tuo desio terreno, ti lego a questo sasso e 'l più rapace augello scelgo a divorarti 'l seno.

Non sai tu quel ch'avvenne al troppo audace Prometeo? E forse l'error suo fu meno. In te l'esempio rinnovar mi piace per porre ad ogni temerario il freno. —

Così dicendo, qui mi chiuse e strinse di Giove il figlio e con la propria mano mi pose al cor questa vorace cura: ma quel fuoco immortal per sua natura,

ancor che manchi 'l nudrimento umano, per accidente alcun già non s'estinse.

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