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1509–1553

LVIII

Francesco Beccuti

Fui vicino a cadere e tremo ancòra del troppo ardir ond'io volai senz'ali e scherzai con le reti e con gli strali che di sua mano Amor tesse e lavora;

e se indugiava la ragion breve ora por freno ai sensi disviati e frali, già saprei, colmo d'infiniti mali, a che strazio sen va chi s'innamora.

Or, come augel che fugga a tempo e guardi l'inganno che fra' rami era coperto, spiega le penne al ciel sicuro e 'l canto, dal parlar finto e dai fallaci sguardi

fuggendo al poggio faticoso ed erto, l'amata e dolce libertade i' canto.

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