Uscito alfin de l'amoroso inferno,
dove sempre digiuno, afflitto e lasso
provai cinque anni 'l crud'artiglio e 'l sasso
e de' fugaci pomi 'l fiero scherno,
perché durasse il mio tormento eterno,
Amor mi si fe' incontro a mezzo 'l passo,
dicendomi in un suon cortese e basso:
— Non pur qua giù, ma terra e ciel governo:
or che di Stige hai conosciuto i lutti,
vieni in questo vago orto, ove potrai
del paradiso mio coglier i frutti. —
Ivi com'uom di troppa fede entrai,
ma tosto vidi, e non con gli occhi asciutti,
luogo di pianti e d'infiniti guai.