Sodo, fui dianzi, costeggiando 'l fianco
del superbo Appennin con passo errante,
dov'egli alza le spalle e 'l capo bianco
e 'l ciel sostiene a paragon d'Atlante.
Ivi strane erbe e peregrine piante
non medicaro il mio dolor né manco
laghi giovârmi né Sibille o quante
magiche prove hanno 'l contorno stanco:
e, membrando io che l'amorosa piaga
né di Febo curò né di Medea
chiara notizia d'erbe o d'arte maga,
volsi a Loreto il corso; e quella dea
mi fu vera sibilla e vera maga;
né trarmi d'esto inferno altri potea.