Donne leggiadre, in cui natura ha môstro e 'l ciel quanto può dar con gli elementi, questo santo splendor e questo nostro novo abito ed altier non vi spaventi:
io messaggio di lui che l'alto chiostro regge e la terra e 'l mar e l'aria e i venti, sono, e queste son dèe che, come piace a Giove, or qui veniam per vostra pace.
L'eterno Giove, a cui tanto ognor piacque questo vostro felice almo terreno, che 'l bel paese ove già Europa nacque, di questo vostro gli fu caro meno:
così verdi l'erbette e chiare l'acque, l'aura soave e 'l cielo chiaro e sereno gli die', che quanto il sol intorno gira, altro a quest'oggi par non scalda o mira.
Ma sopra tutte ogni sua estrema cura, donne, pose ed ogni arte in formar voi, e vi fe' così vaghe oltra misura, che simili altre mai non fece poi.
Onde, se spesso altrui gli animi fura di voi ciascuna co' begli occhi suoi, maraviglia non è, ché così volse chi tante in voi bellezze insieme accolse.
Ed acciò che 'l sentier che vi conduce a la sua gran bontà scorger poteste e, seguendo del ver l'eterna luce, gloriose qua giù, donne, vi fêste,
del vital corso vostro una per duce vi die', del seggio suo ninfa e di queste, ch'ora meco qui son, fida sorella, ma de l'altre però più saggia e bella.
Questa da l'alto ciel che l'ama e onora, venne qui cinta di celesti rai e cerca col suo esempio alzarvi ognora ove per voi non vi alzereste mai:
ma sorde e cieche al vostro bene ancòra pur vi mostrate; ché dovreste omai conoscer questa dea del paradiso a l'andar, a la voce, agli occhi, al riso.
Onde 'l Motor che 'l suo leggiadro pegno, di cui forse altro in ciel non ha più caro, ormai che non prezzate a più d'un segno, come si converria, veduto ha chiaro,
ora manda qui me dal suo bel regno, ch'esservi ancor de la sua grazia avaro non vuol, pur che 'l suo don da voi sia, quanto cosa santa si dée, gradito tanto.
E per bocca di lui, donne, vi dico: — Non sprezzate del ciel cotanto bene, s'ai desir vostri aver bramate amico Giove e l'ore gustar tutte serene:
così 'l vostro terren fia sempre aprico, sempre fiorite queste piagge amene, e fresca ognor sarà vostra bellezza senza temer di tempo e di vecchiezza.
Ma perché donna è parsa a tutte l'ore a voi questa e non dea che dal ciel vegna, e per ciò non le avete il primo onore mai dato, come par che si convegna,
vuol per questo il gran re che 'l vostro errore faccia ognuna di voi di scusa degna, pur che per l'avvenir statue e trofei, come degna n'è ben, sacriate a lei.
E perché l'occhio mai poco né molto, com'ha fatto fin qui, più non v'inganni, queste simili alquanto a lei di volto or ho condotto a voi dagli alti scanni:
ma, perché 'l bel, che 'n lei si vede accolto, non ebbe o avrà mai par per volger d'anni, io tutti gli onor suoi vi farò chiari che in queste altre non son tanti e sì rari.
Son le sue chiome inanellate e bionde, del più fin oro assai più vaghe e belle, così a la vista altrui grate e gioconde, che non han paragon che stia con elle:
quindi esce odor che si fa a l'aria, a l'onde, a la terra sentir ed a le stelle. La pura fronte è tal e 'l ciglio adorno, ch'a posta lor il ciel fan chiaro intorno.
Tanta dagli occhi suoi piove e discende ognor grazia, dolcezza e leggiadria, ch'a un guardo sol di casto foco accende ogn'alma e al vero onor desta ed invia;
questi son, que' begli occhi in cui risplende quant'ha il ciel onestade e cortesia, e che, con pace tua, Febo, più assai splendon de' tuoi lucenti e chiari rai.
Se mai fresche, vermiglie e bianche rose in bel giardin con virginetta mano colse alcuna di voi e ne compose corona al crin in vago modo e strano,
pensi che tai l'angeliche e amorose guance sian del suo viso dolce umano; se pur del ciel le rare maraviglie cosa terrena avvien che rassomiglie.
Paion le labbra bei rubini ardenti, più di quante n'ha Amor vaghe a vederle; sembrano i bianchi, schietti e puri denti candide orientali elette perle;
quindi escono sì oneste e sì eccellenti dolcezze, ch'anco il ciel brama d'averle; quivi il parlar si forma e 'l riso ognora, ch'ogni più freddo cuor arde e innamora.
Non è sì bianco marmo o avorio schietto, se posto a paragon sia del bel seno, dove ha vera onestà dolce ricetto, che 'n parte agguagli il suo candore almeno.
Del più raro alabastro e più perfetto è la candida man che tiene a freno qualunque per fuggir volge le piante da le leggi d'Amor pudiche e sante.
Se 'l vago piè talor move, ogni loco vicin, cui troppo ghiaccio o caldo sface, vestir il più bel verde a poco a poco si vede, che più a voi diletta e piace;
se va, se sta, se gli occhi pur un poco volge, se ride, parla, pensa e tace, del ciel le grazie ognor son tutte seco, ch'omai veder dovrebbe il mondo cieco.
Ben cieco è 'l mondo, poi ch'a così rare grazie del ciel gli occhi tien chiusi ognora, e a cui pregio divin dovrebbe dare come cosa mortal stima ed onora;
ma più d'ogni altro voi, donne mie care, ben sete cieche, poi che questa ancòra non conoscete, onde ogni vostro bene, come dal fonte suo, deriva e viene.
Credete voi che le bellezze vostre, che vi fanno superbe ir ed altère, fossero tai ch'ancor su ne le nostre sfere ardesser per lor tutte le schiere,
se 'l bel, ch'ognor più in voi par che si mostre, con l'ornate e lodevoli maniere non prendesse (di Dio sì raro dono) qualità da costei di ch'io ragiono?
Belle vi fece il ciel, donne, io nol niego, tanto che forse mai non ne fe' tali; né a parte alcuna mai volando io piego, ch'altre a voi di beltà ritrovi uguali:
ma questa, di cui parlo e per cui priego, con le sante sue luci ed immortali tanta par che beltade ognor v'imprima, che nulla si può dir fosse la prima.
Non è alcuna di voi che 'l viso adorno, a cui sol di beltà si deve il vanto, e i lumi che fan chiaro il cielo intorno e 'l riso e 'l puro sen candido e santo
ove Amor e Onestà fanno soggiorno, si fermi intenta a rimirar alquanto di questa cara a Dio, che in varie tempre da lei più bella assai non parta sempre.
Che, come Febo d'ogn'intorno suole, allor che ad albergar col Tauro torna, far nascer per le piagge erbe e viole, e come del suo lume il mondo adorna,
cosi là dove questo vivo sole volge i begli occhi, subito s'aggiorna, e con quella virtù che da lor piove, desta, ove mira, ognor bellezze nuove.
O più di quante sono a questa etade, donne, felici voi quanto il mar gira, cui dato è di mirar sì gran beltade ma più felice chi per lei sospira!
Com'è giunta bellezza ad onestade non sa chi 'l viso di costei non mira; né può sapere com'Amore scocchi chi non sa il fiammeggiar de' suoi begli occhi.
E chi potesse ben mirar d'appresso come li regge e li governa Amore e contemplar com'ogni studio ha messo Natura e 'l Cielo in lor per farsi onore,
quanto di gioia agli altri ha il ciel concesso fin qui, dir si potria pena e dolore a paragon del suo felice stato sopra ogni uso mondan lieto e beato.
Ché, siccome dir si può felice cui per grazia è concesso il veder Dio, né brama più (ché più bramar non lice) e di ciò solo appaga il suo desio,
così di questa vostra alma Fenice, da cui lunge sen fugge ogni aspro e rio cordoglio, rimirar potesse intento, qui non meno che in ciel vivria contento.
Ché qui non men che in ciel gioia e dolcezza si pruova e tutto quel che giova e piace, mercé de' suoi begli occhi onde allegrezza santa e certa deriva e non fallace:
e chi altrove veder maggior bellezza o gustar crede più tranquilla pace, indarno s'affatica e indarno spera, ché con lei sol va pace e beltà vera.
E non pur sol questa leggiadra e bella scorger potrete ai vaghi santi lumi, al bel viso, a l'andar, a la favella, ma al perfetto giudizio e ai bei costumi:
e chi tutte le doti accolte in ella contar potesse, ancor di tutti i fiumi conterebbe e del mar l'arena e quante stelle sostiene il forte e vecchio Atlante.
Con lei caste accoglienze e cortesia e d'onor immortal desir ardente, senno e valor mai non veduti pria vanno e virtù non già d'umana gente;
giunta con fresca etade e leggiadria quivi si può veder canuta mente; né tante grazie il ciel per sé ritenne quante ne diede a lei quando qui venne.
Ancor per ben conoscerla altri segni io vi potrei mostrar, che molti sono; ma, perché ai vostri pronti e chiar'ingegni questi ponno bastar, più non ragiono.
Or con divini onori e di lei degni mostrate di gradir sì raro dono; ché, per ciò, Giove, più ch'ora non sete, belle ancor vi farà, contente e liete.
Cookies on Poetry Cove