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1509–1553

CXX

Francesco Beccuti

Non men, Licida mia, dolce favella la vostra canna in chiaro suono e tòsco, che sia bella colei ch'io riconosco o per ninfa di Cinzia o per sorella:

e s'un tratto v'ascolta, io spero ch'ella in soave liquor volgerà il tòsco. Ite sicuro omai ch'Amor vien vosco a narrarle il martìr che vi flagella.

Ella non può, tra folte siepi stretta, trasformarsi, fuggendo, in verde alloro, e 'l piacevol terren tal pianta sdegna. Itene pur, che se ne sta soletta,

quando torna il padrigno al suo lavoro ed il tenero armento in mandra segna.

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