Non men, Licida mia, dolce favella
la vostra canna in chiaro suono e tòsco,
che sia bella colei ch'io riconosco
o per ninfa di Cinzia o per sorella:
e s'un tratto v'ascolta, io spero ch'ella
in soave liquor volgerà il tòsco.
Ite sicuro omai ch'Amor vien vosco
a narrarle il martìr che vi flagella.
Ella non può, tra folte siepi stretta,
trasformarsi, fuggendo, in verde alloro,
e 'l piacevol terren tal pianta sdegna.
Itene pur, che se ne sta soletta,
quando torna il padrigno al suo lavoro
ed il tenero armento in mandra segna.