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1509–1553

CXCVI

Francesco Beccuti

Io ch'una volta lodai noncovelle deggio ben lodar voi che siete il tutto circa i costumi e le virtù più belle; ma non prometto di toccar per tutto

i tasti del vostr'organo, perch'io non mi voglio imbarcar senza presciutto; bastami sol di sodisfare al mio (disse il padre Ariosto, io non so donde)

c'ho di lodarvi e d'onorar disio. Voi non siete un bell'arbor pien di fronde, ma tutto pien di frutti e pien di fiori e quel ch'appare è bel, quel che s'asconde.

Chi vi riscontra è forza che v'onori e, come foste buona roba, è forza che chi parla con voi se ne innamori. Non son parole, prospettive e scorza

le cortesie ch'usate, e 'l donar vostro altrui non prega, ma comanda e sforza; voi sete proprio ne le corti un mostro e il riverso e l'antifrasi di tanti,

vituperio e disnor del secol nostro. I servizi che fate son cotanti, cioè senza dir: — Torna oggi o dimane — e dite del — sì — sempre a tutti quanti;

e le vostre gentil maniere umane e 'l conversar domestico e sicuro son grati e dolci più del marzapane. Ai salsi detti, al ragionar maturo,

quando aprite la bocca, io veggio chiuse la salara e le scole in sopramuro. Che dirò di Parnaso e de le Muse che vi terrian più che fratel, se voi

già non l'aveste per Mercurio escluse? O noi beati, o fortunati noi che 'l bel vostro commercio avemo in sorte con l'altre cose che direm da poi!

L'invidia istessa, volsi dir la corte non sa trovar nel vostro officio menda e vi chiama fedel più che la morte. Ma ritorniamo un poco a la stupenda

gentilezza, a voi sol propria e natia ben che per discrezione ognun l'intenda: tanto a voi giova l'usar cortesia che, altrui servendo, il ringraziate ancòra

come l'obbligo vostro e suo non sia; voi dispensate ogni momento, ogni ora in beneficio d'ognuno, e pertanto maraviglia non è se ognun v'adora.

Deh, perché non son io mastro di canto per poter ben capire il contrappunto de l'armonia de le virtù ch'io canto? Con animo sì bello è poi congiunto

un sì benigno aspetto e sì giocondo che ci dimostra quel che sete appunto. Ma sento un che mi dice: — Oh tu hai del tondo!— però ch'io me la passo assai leggieri

e di vostre virtù non tocco il fondo. Io cominciai questo capitol ieri e voleva su starci un mese intiero, ma sempre mai non tornano i pensieri:

questo è uno schizzo, un'ombra, un cenno, un zero; pur ardisco di dir questa parola, che quel poco c'ho detto è tutto vero e chi dice altro mente per la gola.

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