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1509–1553

CXCII

Francesco Beccuti

Cecco, perch'io già fui persino agli occhi nel fango ove tu sei sino a la gola, io ne posso parlar me' che gli sciocchi. Di quest'arte nefanda e mariola

voglio un gran pezzo ragionarne teco: non t'incresca venir a la mia scola ché non espon così 'l Torello il greco come io ti spianerò tutti quei passi

ove tu vai precipitoso e cieco. Non ti creder però ch'io mi pigliassi teco 'l pensier del Roscio, se, per dio, ti vedessi tirar per piazza i sassi;

ma, perché son per mia disgrazia anch'io chiamato Cecco, e questo vizio macchia il comun none e non più 'l tuo che 'l mio, dico che a la ventura il vulgo gracchia

senza rispetto e senza discrezione né distingue dal corvo la cornacchia. Chi Cecco dice e non dice Platone, intender si potria Cecco Coppetta;

va poi trarlo del capo a le persone. Oggi con l'arco teso ognun m'aspetta; o che direbbe un amico de' nostri per far una leggiadra sua vendetta?

Ma tu, Platon, che di par seco giostri, non odiar il mio dir, ché a dire 'l vero è più mercé che a dir i paternostri. Come può far, i' non vo' dir, san Piero,

che più ti piaccia che 'l mangiar e 'l bere un cento, un cinque, un cinquanta ed un zero? io ti dico del fondo da sedere; non parlo d'aritmetica, ben ch'ella

ti volesse già far mastro o messere. Tu mi risponderai che ognun uccella questo boccone e chiunque vive al mondo il cerca, il brama, il pensa e ne favella;

e ch'i geometri dicono che 'l tondo è più perfetto assai che 'l quadro o 'l fesso, massime quel che non ha fin né fondo; e ch'avendo con femine interesso,

l'uom s'ingomma, s'indoglia, imbolla e pela, e che coi maschi non avvien sì spesso; col padron si passeggia e si querela quasi a sua posta e non ne vien vergogna,

se ben la cosa non s'asconde o cela; Roma, Venezia, Fiorenza e Bologna ed ogni altra città c'ha del civile, desta fa quel mistier, dormendo il sogna;

è mestier reverendo e signorile, che ci assotiglia la vista e l'ingegno e però ti domanda arte sottile; ben si può dir che sia di piombo o legno

chi per te non si spolpa, snerva e sfila. Dirmi queste e più cose è 'l tuo disegno. Io ti rispondo, e non come uom che svila e vuol comprar, ch'io non apprezz'un fico

Ganimede, Narciso, Adone ed Ila. Questo vizio 'l trovò nel temp'antico un capriccio d'Orfeo pazzo e bestiale, quando a le donne diventò nimico.

E perché in vero l'uomo è un animale, tant'inquieto che talor gli approda, più che la carne, i cardi e 'l caviale, e nel vestire e in tutto 'l resto loda

chi sforza la natura, allora parse che stesse bene agli uomini la coda. Questo error prima fra i signor si sparse, però ch'i gusti lor, torti e svogliati,

soglion di cose strane dilettarse, e, da quel falso giudizio tirati gli altri plebei corrivi, è poi cresciuto l'uso sì che si scolla insino ai frati.

Altri 'l fa per usanza, altri ha perduto l'appetito e 'l cervello, altri presume buon compagno per questo esser tenuto, alcun cerca l'arrosto, alcuno il fume;

così dal corso suo quasi è smarrita nostra natura vinta dal costume. O ladra, o porca, o pedantesca vita! E tu par quasi che ci trovi 'l mèle

e te ne lecchi persino a le dita! Ma vuoi veder se quel vizio è crudele, che vien punito da ciascuna legge con quel che fa risplender le candele?

e tu vedrai, e chi la bibbia legge, che già cinque città fêro 'l falone perché la strada usâr de le coregge: e s'or il fuoco non piove a' montone,

pur ci vengono dietro mille mali, e sol questo peccato n'è cagione. Son di diverse spezie e tanti e tali, che, putto o vecchio che ti trovi in caso,

ne fai portar il segno agli orinali. Spesso ancòra nel ber si rompe il vaso, benché pagollo una volta a contanti quel ciabattin che fe' come Tommaso:

così vedess'io un dì tutti i pedanti che insegnano ai fanciulli ne le scuole questa falsa grammatica, i furfanti! Le donne potrian dar baci e parole,

se non fusse tal pèste a la scoperta, com'in Francia e 'n Lamagna usar si suole. Di bella donna un bacio a bocca aperta val più che montar groppe o correr lance

per quella strada ch'è fallace ed erta. Chi sa far le mammine e chi le ciance se non le donne? E non vien lor la barba ad occupar quelle polite guance;

da lor puo' aver la salsa dolce e garba; per ben ch'io starei sempre a faccia a faccia: quel voltar de le spalle a me non garba. Un ragazzo ti dice: — Affretta, spaccia —

gli par mill'anni uscirti de la mano: l'altra non si può tôr da le tue braccia. Alcun vuol dir che quel mistier è sano più per la vista; ma se fusse questo,

tu potresti veder sin a Milano. Chi dice s'usa in Italia e nel resto del mondo, io dico, se s'usasse in corte, egli è un bruttissimo uso e disonesto.

Se d'un garzon s'innamora per sorte, sia chi si vuol, gli metteria più conto d'aver lunga persona e gambe torte; ben potria maledir il giorno e 'l ponto,

ben potria dir — Mi avess'io rotto 'l collo — se vuol d'ogni suo mal tenér ben conto. Forse il terrai un otto dì satollo con un bel pasto di bove ordinario;

non bastan quattro di piccion o pollo: al tuo voler sarà sempre contrario, e ti comanderà con quella grazia che se tu stessi con seco a salario;

ti dà martel, ti beffeggia, ti strazia e vuol esser patron de' tuoi denari ed una volta pur non ti ringrazia: e, per dir zuppa, si ritrovan rari

che non sian come gli asini indiscreti e fantastichi più che gli scolari; non han carpite, verdure o tappeti tanti vari color quant'essi voglie:

guarda se stanno i sodomiti lieti! Alcun si piglia un ragazzo per moglie per fuggir di pelarsi, e poi s'avvede c'ha preso il mal francese con le doglie.

Io potrei dir le sporcizie che vede chi fa quest'esercizio, ma son cose che farian stomacar chi non le crede: si vede uscir spesso da le chiose

tutto corrotto il testo, e 'l dolce paggio in el grembo ti lassa altro che rose; e sotto un par di brache vedut'haggio tal volta più corone e più ghirlande

e più ciriege che non porta il maggio. Mi par poi una cosa troppa grande e proprio da spirtarsi, che costoro corrano al cul com'il porco a le ghiande;

han dato sino a le pèsche il decoro, e ognuno corre a questo buco e cava come ci fusse qui la vena d'oro. O ladra usanza, scelerata e prava!

Si vòta un cesso, è pagato un facchino; oggi di bando ognuno 'l vòta e lava. Un che non abbia il padrone o 'l buccino e non vi ponga ogni sua fantasia,

è tenuto ignorante o contadino; oggi non è sicuro un che non sia con tre dita di barba, e dice il vòlgo: — Finisca in me la mia genealogia.—

Ma questo sacco a mio modo non sciolgo, ché mia intenzion non è d'esser mordace; ond'i miei versi a te, Cecco, rivolgo. Non voler esser tu più contumace

a la natura, né aspettar le sette, ché questo fallo a Dio troppo dispiace. Gli animai che non portan le berrette han dinanzi la via larga e patente;

a che dunque voltar per le tragette? E sappi che s'inganna oggi la gente, che non è 'l più perfetto e vero amore che servir a le donne solamente;

e fu bene un bugiardo, un cianciatore colui che pose quel mistier furfante tra l'arti che si fan degne d'onore. Ma che bisogna dir parole tante?

Un cavallo sarebbe ormai balordo, e tu indurato stai com'un diamante. Io ti conosco a tal pasto sì ingordo, che pria che 'l vezzo cangiarai lo spoglio;

e 'l mio dir è narrar favole al sordo, e mi butto l'inchiostro e questo foglio.

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