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1509–1553

CXCI

Francesco Beccuti

Può far il mondo ladro, messer Bino, che abbiate perso il gusto e l'intelletto di quel ch'importa più che 'l pane e 'l vino? So pur ch'avete il giudizio perfetto

e che più vi diletta di mangiare dei beccafichi la schiena che 'l petto. Fate ciascun di noi maravigliare di questa novità che voi tenete,

ché d'altro non si sente cicalare: vedovi in una trama che darete in qualche mal francese o pelarella; ma il canchero a la falla, se 'l volete.

Voi mi faresti scavigliar di sella, cangiare in cinquant'anni professione, essendo bona questa e trista quella; né bastarebbe un Tullio Cicerone

darmi a veder con le ragioni in mano che non avesti preso un capocchione. Io vorrei prima menarmelo a mano più tosto farlo ai guatter di cucina,

ch'esser di dame un polimante vano. Quest'è per esser la vostra ruina; la natura a quell'arte non v'incita, ma sì bene a la sferica dottrina.

S'io credessi perderci la vita, vo' seguir questa bella e nobil arte, degna nei bronzi d'essere scolpita. Bastivi far al signor Strozzo parte

di voi nel resto con fatti e parole; ma 'l suo mistier ciascun facci in disparte: e lassate pur dir, dica chi vòle, che 'l più dolce mistier non si può fare;

e, che 'l sia ver, ne son piene le scole. Bene abbi un vostro amico e mio compare, ché egli, se ben è capo di famiglia, non cessa il giovinetto confortare;

quando a uno e quando con l'altro s'appiglia, che di campagna pare un barigello, e beato da lui chi si scatiglia: porta un suo berrettin sott'il cappello

e ne va al buio per tutt'i cantoni fin che rimbuca il signor suo fratello. Ma, perché ghiotti son questi bocconi, io lo scuso, e 'l farei proprio in persona,

ed a chi non lo fa, dio gli perdoni. Sicché, Bin, ritornate a l'arte buona né vogliate dar mal esempio voi che sete guida e la nostra corona.

E se 'l Buoncambio esser vorrà da noi, che ha le guance rosate e d'alabastro, ciascun farebbe meglio i fatti suoi. Ma, per fuggirvi di dosso un disastro,

non son, dicovi, questi giovinotti tutti senza difetto e senza impiastro: se vi piaccion gli umor saputi e dotti, vi è 'l Crispoltin tutto gioioso e bello,

con una schiera sua di fanciullotti; il Contino è garbato, lindo e snello, e si mostra benigno e tanto umìle, che non sarebbe error farci 'l fratello;

taccio un togato aspetto signorile, ch'io più tosto 'l vorrei che darlo a voi, poiché l'esca ha negli occhi col fucile; ottimo è 'l Valerian, ma sta nei suoi,

e quel che 'l nome tien simil al mio, mi piacque, piace e piacerammi poi; Turno ha da ringraziar Dominiddio d'esser così leggiadro e grazioso

che arda ciascun di lui come facc'io; ecco il gran general, tanto famoso, il conte, imperator, ma che, vo' dire del mio nobil Alcide glorioso,

Or sì che, non volendovi pentire, a questo solennissimo apparecchio direi che foste, Bin, per impazzire; ed io dogliomi sol di venir vecchio

per non poter quivi menar le mani, come 'l compar ch'è di ciò guida e specchio. Fanno error certi bravi capitani di aver reso così l'armi a san Giorgio,

massime il capitan Scala Villani. Io, se in tutto e per tutto non la sforgio, faccio pur non di men qualche cosetta, quando a caval, quando con mastro Giorgio:

ma voi, che sete patrone a bacchetta, con le vostre maniere graziose che fa il dito che corre a la brachetta, dovresti far cose miracolose,

levandovi del capo 'l far l'amore con le donne superbe e dispettose; ché dovrebbe quel fiato e quel vapore, quella puzza, quel tanfo e quella pèste

far vomitarvi le budella e 'l core; ond'io vorrei che una volta vi deste in qualche ciorgna piena di taroli, di marchese, di bucciole e di creste,

che sangue e marcia fussero i lenzuoli, vermini e bacarozzi a tutta volta giostrar coi pidocchi e coi tignoli. Misera la volgar e cieca e stolta

gente sommersa nel femineo sesso, ove il cancar e 'l morbo fan accolta! È pur questo degli uomini un eccesso, degno d'ogni gastigo rigoroso,

un mancamento, un vituperio espresso. Voi, Bin, che vi mostrate sì geloso de l'onor vostro, dove lo fondate? di non seguire 'l mistier glorioso?

Io vi dovrei far mille bravate per rimediar a l'inconveniente: ma fatel, Bin, di drieto o ve 'l menate, appiccatevi, almeno, incontinente

ad un certo scolar che ne l'andare mostra tutt'il latin tenere a mente; seguite l'orme di quel mio compare che in vita sua non lassò occasione

di non il far mentre il possette fare. Parmi drieto vedervi a un gigantone che abbia proporzionati i fondamenti da darvi drento senza discrezione.

Questi, Sbossola, son rinfrescamenti da menar più felici gli anni vostri e liberarvi da doglia di denti. Oro, perle, rubini, avori ed ostri

son zucche; questa sola è l'imbasciata, di aver chi a campo aperto seco giostri. Portanvi questi onori a la giornata, v'accompagnano, v'aiutano e perfino

vi riparano da Marte una stoccata. Io vi giuro, a fé mia, per san Quintino; che meco vorrei prima un uom sì fatto che un capitan de' nostri perugino.

Vi ho detto 'l parer mio di primo tratto; strapesate ora voi la calamita, mostrando al mondo che non sete matto; ond'io le braccia, le mani e le dita

non mi terrò legate, messer Bino, perché mi danno i giovani la vita, mentre potrà rimenarsi Martino.

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