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1509–1553

CXC

Francesco Beccuti

A l'andare, a la voce, al volto, ai panni ed in ogni vostro atto avete cera vie più di Niccolò che di Giovanni. O voi siate fantasma o cosa vera,

come vi veggio, mi s'arriccia il pelo, né incontrar solo i' vi vorrei la sera. Non mi faria discreder tutto il cielo che Niccolò non foste, e avete il torto

farvi col nome di Giovanni velo. Niccolò morse, a morir poco accorto; ma bisogna pur dir, vedendo voi, o gli è risuscitato o non è morto.

Guardato io v'ho non una volta o doi, ma più di venti: or lasciam gir le ciance: o voi Niccolò siete o ciechi noi. Veggio in voi quella fronte e quelle guance,

la bocca, il naso e gli occhi di zaffiro e i suoi detti e i suoi scherzi e le sue ciance. Tanto più siete lui, quanto più miro; e per la rimembranza, io ve 'l confesso

ho gittato per lui più d'un sospiro; anzi per voi, ché siete voi quel desso: deh, non ci date più, per dio, la baia; fateci 'l vostro vero nome espresso.

Non dite ch'io vaneggi o che mi paia, ché di questo parer son più di sei, io non vo' mò parlar di centinaia. Ma per non creder tanto agli occhi miei,

ho voglia grande d'abbracciarvi un tratto e toccarvi con man da capo a' piei, sol per veder come voi siete fatto, se voi siete di carne o pur massiccio,

ch'io per me resto di tal cosa matto. Dett'ho ch'a mirar voi tutto m'arriccio, ma, s'io credessi spiritarmi un giorno, io mi voglio cavar questo capriccio:

m'avventerò come a l'oliva storno, non già per farvi ingiuria, oltraggio o danni, ma per chiarirmi solo e uscir di scorno, se voi Niccolò siete o pur Giovanni.

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