Non ti lagnar, Tibullo,
tanto fuor di misura
a Glicera pensando iniqua e dura,
né men cantar meste elegie, perch'ella
dopo la rotta fé sembri più bella.
L'amor di Ciro strugge
Licorida vezzosa e Ciro, insano,
segue Foloe che fugge
con pensier aspro e sì dal suo lontano,
che pria vedrem le capre ai lupi unire
che l'infelice adempia il suo disire.
Così piacque a la dea che per trastullo,
con giuoco pien di lai,
sotto aspro gioco accoglie
disegual forme e voglie.
Anch'io, chiamato a più bel nodo, entrai
ne l'indegne catene d'un'ancilla,
del mar più fiera assai
che rode e freme tra Cariddi e Scilla.