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1509–1553

CLXXXV

Francesco Beccuti

Non ti lagnar, Tibullo, tanto fuor di misura a Glicera pensando iniqua e dura, né men cantar meste elegie, perch'ella

dopo la rotta fé sembri più bella. L'amor di Ciro strugge Licorida vezzosa e Ciro, insano, segue Foloe che fugge

con pensier aspro e sì dal suo lontano, che pria vedrem le capre ai lupi unire che l'infelice adempia il suo disire. Così piacque a la dea che per trastullo,

con giuoco pien di lai, sotto aspro gioco accoglie disegual forme e voglie. Anch'io, chiamato a più bel nodo, entrai

ne l'indegne catene d'un'ancilla, del mar più fiera assai che rode e freme tra Cariddi e Scilla.

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