O de l'arbor di Giove altèra verga, che noi correggi e l'età nostra indori e la richiami al suo corso primiero, perché di tempo in tempo ai sommi onori
da sì gran pianta novo ramo s'erga e con la cima al ciel drizzi 'l sentiero, novellamente il successor di Piero, non senza cenno del divin consiglio
ch'ogni suo bel pensier governa e regge, fra tanti duci Guidobaldo elegge a difender da' lupi e da l'artiglio, che, di sangue vermiglio,
par che su l'ali nova preda tente, il mansueto suo gregge innocente. Ragion è ben che la difesa prenda de le chiavi del ciel, ch'un dì saranno
ai degni omeri tuoi debita soma, il tuo chiaro fratel, che 'l nostro affanno volge in riposo e può squarciar la benda che tiene avvolta innanzi agli occhi Roma.
Già la rabbia tedesca, mai non doma né per colpo di morte o di fortuna, qual idra ch'ognor, tronca, si rinnove, di saziar cerca le sue brame altrove,
che pascer si volea sol di quest'una; or, magra e digiuna, col furor d'empio e travagliato seme d'intorno ad altro ovil s'aggira e freme.
Quando fia mai ch'io veggia oltre quell'alpe quindi sgombrar sì dure genti e strane e lasciar questa madre ai propri figli e Cesare, più giuste e più lontane
sedi cercando, varchi Abila e Calpe e nova terra e mar turbi e scompigli? Or intanto per noi la lancia pigli questo buon cavalier in cui s'annida
la paterna virtute e 'l chiaro ingegno, il quale stima prender l'armi indegno, se non per lei di cui s'è fatto guida: né già scorta più fida
trovar potea né più sicure squadre la gran chiesa romana e 'l santo padre. Dunque è ben degno di menare in gioia quest'almo giorno, e suoni e canti e balli
gir con libero cor movendo lieti. Sparga man bella fior vermigli e gialli e disperga da noi tristezza e noia, sì ch'ogni stato il suo cor lasso acqueti;
oggi di sacre ninfe e di poeti per ogni lido un bel numero eletto vada cantando in voci alte e gioconde; corra latte il Metauro e le sue sponde
copran smeraldi, arena d'oro il letto; e 'l pallido sospetto da noi si sciolga, forte nodo avvinga l'empio furore in parte erma e solinga.
Il nostro cielo oscura nebbia tinge; ma virtù tra le nubi ancor traluce né l'italico lume al tutto è spento; poi che l'invitto e generoso duce
per la sposa d'Iddio la spada cinge, via più d'ogni altro a custodirla intento. A che spiegar aquile e gigli al vento, o d'Italia smarrita e cieca schiera,
se le chiavi e la croce hai per insegna? Ma l'eterna bontà non si disdegna per te chiamar la guida eletta e vera, che baldanzosa spera
di riconducer sotto il gran vessillo la santa pace e 'l bel viver tranquillo. Piaccia a voi cui fortuna e virtù diede sul Po, sul Mincio e su la riva d'Arno
tenér di duce il ricco seggio e 'l nome lasciar i segni da voi culti indarno e di costui seguir l'orme e la fede, che sgombrar cerca le dannose some.
Se questo è il vostro dolce nido, or come non vi stringe pietà del bel paese che barbarica fiamma incende e strugge? Ecco che in sul mar d'Adria un leon rugge
e sente 'l duol de le comuni offese; e di sangue cortese sarà più che non mostra a tanta impresa, se scorge in voi chiara virtute accesa.
Non ti smarrir, canzon, se nuda e rozza tra l'ostro e 'l bisso al mio signor t'invio, che quasi un sol si leva a tanta altezza che qua giù nulla sdegna e nulla sprezza:
digli che zelo e d'obbedir disio mi sprona a dir quel ch'io, d'ogni bell'arte e d'ogni ingegno privo, via più chiaro nel cor che in carte scrivo.
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