Skip to content
1509–1553

CLXVIII

Francesco Beccuti

Poi che vi spinse così bel pensiero a lasciar questo vil, misero mondo ed i passi drizzar per quel sentiero che ne conduce a viver più giocondo,

ite dove vi chiama il primo vero, lasciando de' peccati il grave pondo; ite, donna gentil ch'egli v'invita a gaudio eterno, a sempiterna vita.

Né vi muovan piacer, non questi onori che tanto il volgo sciocco apprezza e ammira; ché troverete ben piacer migliori u' il sommo Dio vie più si mostra e spira.

Molti lasciâro già regni e tesori, a questo unico bene avendo mira; ch'il posseder qua giù noia ed affanni sovente apporta e sempiterni danni.

Non è il piacer che nel celeste regno fra l'anime beate ne conduce; non il molt'oro è quel che fa l'uom degno di quella grande inaccessibil luce;

bisogna contemplar quel che nel legno pendé per nostro amor: questo sia duce, questo solo il cammin vi mostri dove moviate i vostri passi e non altrove.

Pensate dove nacque, e pur di Dio era figliuol; pensate quanti omei soffrì, mentre per voi benigno e pio dimorar volse fra gl'iniqui ebrei :

sì non vi nascerà mai van disio; sì fortunata quattro volte e sei sarete; e se soffrite caldo e gelo, dolce vi sia per acquistare il cielo.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CLXVIII · Francesco Beccuti · Poetry Cove