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1509–1553

CLXIII

Francesco Beccuti

Conosco ben che queste basse rime degne non son di ragionar di voi, Orsolina gentil, che tra le prime donne sete la prima oggi tra noi:

non vi sdegnate udir, donna sublime, l'alta cagion ch'a dir mi sprona, e poi biasmate l'ardir mio, se ardir si chiama dire il ver per salvare un uom che v'ama.

Per salvare un uom che ama il vostro onore, questi umil versi a vostr'altezza porgo. Madonna, in voi beltà, senno e valore e mille altre virtù contemplo e scorgo.

Quanto mi doglio poi ch'un solo errore cela tanto splendor! Perch'io m'accorgo che con ragion da ognun sete chiamata donna poco cortese e molto ingrata.

Questa macchia crudel nasconde e copre tutto quel bello e buon ch'in voi riluce. Se premiaste il servir secondo l'opre, voi sareste del mondo unica luce:

né però il vostro biasmo si ricopre con dir ch'a questo l'onestà v'induce; ché può ben donna, come voi prudente, premiare chi vi serve onestamente.

Con voi non cerco di contar più innante di quel che 'l vero e la ragion mi detta: pietà d'un vostro leggiadretto amante che voi tra mille ha per padrona eletta;

tanti affanni ha sofferti e pene tante, ch'omai da voi giusta mercede aspetta; giusta mercede aspetta, e mai non viene altro ristor da voi che affanni e pene.

A che tanta durezza in voi più regna? Non è ragion né alcun dovere 'l vuole: se nobil sete, egli è di stirpe degna e v'ama più di quel ch'amar si suole;

se voi portate di beltà l'insegna, più bel giovan di lui non vede 'l sole; che se la diadema avesse e l'ali, certo un angel parria tra noi mortali.

Deh, contemplate il suo viso sereno e con quanta dolcezza gli occhi gira e l'altier passeggiar di grazia pieno, che ogni altra donna per vaghezza 'l mira,

e l'angelico aspetto, che non meno altri per lui che lui per voi sospira; e di ciò ben per prova io ne ragiono, che da' suoi lacci ancor sciolto non sono.

Gran gloria v'è ch'una beltà sì rara arda per voi, come si tiene altri in foco: questo la fama vostra alza e rischiara e vi dà tra le donne 'l primo loco.

Perché vi è dunque la sua pena cara? perché di lui curate, aimè! sì poco, se v'ama, se v'adora, se v'inchina per signora, per dea, per sua regina?

Non è senno sprezzar quel che ognun prezza: come, del vostro ingegno il lume è casso? schernite sola voi quella bellezza che può Vener dal ciel tirare al basso?

Voi spregiate una fede, una fermezza ch'avria forza a piegar un cor di sasso. Ahi! non più, no, ch'ognun vi mostra a dito, ché mai fu al mondo il maggior torto udito.

Non vi ritenga s'il bel volto ancòra barba non chiama o tropp'acerba etate; ché un discorso divin seco dimora, come divina ancòra è sua beltate:

e voi la prova ne vedete ognora, che, per usargli strazi e crudeltate e per dargli repulse a più non posso, già mai non s'è di sua costanza mosso.

Sarete adunque voi nova Medea? che avrete il cor di smalto e di diamante a tenér in angoscia e pena rea sì bel, sì vago e sì fedele amante

c'ha sofferto il martìr, mentre potea? Ora soffrirlo più non è bastante, ché midolla non ha ch'omai non arda. A che più state ognor pensosa e tarda?

Né più mover si puote ancor che voglia, tal ardor ne le vene Amor gli mesce: crescono gli anni in lui, cresce la voglia e con la voglia insieme 'l fuoco cresce:

sempre si strugge e par ch'a voi non doglia il suo gran mal ch'a tutto il mondo incresce, ed a me più degli altri, c'ho veduto quel che mai prima non avria creduto.

Ché, quantunque il suo mal con vecchia cura nel petto giovenil tenga sepolto, io l'ho pur visto a mezza notte oscura bagnar di pianto il delicato volto

e percuoter col capo vostre mura, come se fosse de' suoi sensi sciolto; sentito l'ho (questa è la pena vera) ragionar con quei sassi in tal maniera:

— Pietre, de la mia dea men fredde e dure, udite voi quel ch'ella udir non degna: beate voi, che le sue membra pure cingete sempre! qual me, voi non sdegna.

Sempre l'adorerò, strazimi pure, fin che nel petto il debil spirto regna. — Ahi! come al suon di sì pietosi accenti non ti aprivi tu, mur, dai fondamenti?

Più cose e più quest'umil voce tace, perché son note a voi tanto che basta. Se pietà è in voi, al mondo ed al ciel non spiace; in donna alcuna l'onestà non guasta;

crede ben qualche sciocca e pertinace esser chiamata più de l'altre casta; ma un'ingrata e crudel sempre è tenuta chi perir vede un servo e non l'aiuta.

Non lasciate venir dunque più manco un Adone, un Narciso, un Ganimede un che di pura e salda fé non manco che di bellezze ogni altro eccede,

di sospirar, di lacrimar già stanco: soccorso onesto a le sue fiamme chiede; non cerca vostro onor né vostra fama ma sol per servir voi la vita brama.

Per salvar la sua vita e 'l vostro onore mille modi averete e mille ingegni: voi saggia donna, lui saggio amatore; non bisogna che 'l nuoto ai pesci insegni;

ambi voi sete di beltà splendore, ambi voi sete l'un de l'altro degni: tempo e beltà già mai non torna adrieto; questo alfin vi concludo, onde m'acqueto.

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