— O felice alma, in cui fiorir si vede,
anco in acerba età, senno e valore,
o del ciel parto, onde traesti onore
che a pochi e raro il destin alto diede,
a voi, stendendo il sacrosanto piede,
e 'l dio terreno e l'immortal pastore
adorna il crin d'un bel purpureo fiore
e lieto in voi del successor s'avvede.
Or quasi un sol tra le più chiare fonti
vedrommi ir lampeggiando, onde al mio nome
anco il Nilo e l'Idaspe inchini 'l corno.—
Così diceva, e le stillanti chiome
piovean coralli, il Tebro, e intorno intorno
Innocenzo sonar s'odian i monti.