Scendono al Tebro a la calda ora estiva
tre fidi amici d'un voler concorde:
Alessandro, il men cauto, a l'acque ingorde
primo si dona e più non sorge a riva;
Anton Iacomo, il vago, in cui fioriva
quanta beltà fra noi fama ricorde,
salta ne l'onde al suo pregar già sorde
né ricusa il morir perch'altri viva;
il pio Clemente ambi seguir non niega
e, fra le care amiche braccia stretto,
aggiunge preda al fiume avaro ed empio.
Tal un'arte, un'etade, un destin lega
in vita e 'n morte il bel numero eletto,
nuovo di fede e di fortuna esempio.