Signor, le colpe mie danna e correggi
senza sdegno e senz'ira,
né per me chiuda tua pietade 'l seno;
ma con la forte mano, onde tu reggi
il ciel ch'intorno gira,
sostien la vita mia ch'omai vien meno,
e 'l tuo ciglio sereno
conforti l'alma che paventa e trema,
né indugiar più, ch'io sono a l'ora estrema.
Padre, rivolgi i pietosi occhi e guarda
Morte che già mi sfida;
odi l'ultimo suon de' miei lamenti;
non sia la grazia tua, non sia più tarda:
senza te, luce e guida,
se l'alma parte e fien questi occhi spenti
fra gli eterni tormenti,
come potrò, Signor, chiamarti? e come
tener memoria del tuo santo nome?
Di pianger lasso, ma non sazio ancòra
fo del mio letto un fiume
corrente sì ch'ogni mia macchia lave.
Già questi occhi son ciechi e si scolora
per sì lungo costume
il volto e giace 'l corpo infermo e grave;
e, perché più non have
chi gli ministri 'l suo vigore interno,
son fatto gioco ai miei nimici e scherno.
Voi che di prave e scelerate voglie
e d'opre ingiuste ed empie
portate sozzo il cor sempre e la mano,
state a me lungi, ché 'l Signore accoglie
i miei preghi ed adempie
e fa 'l vostro sperar fallace e vano.
Fugga da me lontano
il mio nimico e chi con falso inganno
del mio pianto si rise e del mio danno;
fugga e nasconda il volto
ogni avversario e, d'alto scorno cinto,
resti confuso eternamente e vinto.