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1509–1553

CCII

Francesco Beccuti

Padre del ciel, signor d'ogni signore, bontate immensa e carità infinita, che sopportasti con tanto dolore morte per dare a noi l'eterna vita,

volgi i tuoi santi lumi a un peccatore che genuflesso ti domanda aita: come giusto, benigno, santo e pio, sarà più tua pietà che 'l fallir mio.

Conosco veramente esser indegno mirar l'immagin de la tua figura chiodata e morta sopra 'l duro legno per redenzion de l'umana natura;

ma la tua carità, che passa 'l segno, m'apre la larga strada e mi assicura ch'io venghi a te d'amor tutt'infiammato a dimandar perdon del mio peccato.

Glorioso signor, tu perdonasti al reo ladron che ti avea tant'offeso; ne l'aspra tua passion ti smenticasti di quei che te menâr legato e preso;

con la lingua e col cor poscia pregasti per quei che in croce ti avean vilipeso: perdona ancòra a me, ché a te s'aspetta, come a Dio, 'l perdonar, non la vendetta

Scorgimi 'l bon cammin, ché sei mio duce, che io teco venghi a la gloria superna: tu sei via, vita, verità e luce del mondo tutto, e per te si governa;

e poi, quando ti piaccia, mi conduce per mostrar la pietà che in te s'interna se mai fu prego alcun di grazia degno, con gli altri eletti tuoi nel tuo bel regno.

Piacciati, signor mio, di prender cura di questa in alto mar spalmata barca, per accidente e poi per sua natura di grave colpa e di peccati carca:

il mar rinforza e lei con gran paura entro a Scilla e Cariddi errando varca e teme che fortuna col suo orgoglio non la sommerga o la percuota in scoglio.

Alzar le luci a gran fatica ardisco per mirarti, Signor, in tanta pena, confitto in questa croce, e ne nutrisco dolor in me ch'a lacrimar mi mena,

e di novo il cor mio ti offerisco come la tua divota Maddalena, e piang'anch'io, come già pianse lei, la morte tua e li peccati miei.

Signor, ch'in questo legno duro e grave sopportasti, com'uom, figliol d'Iddio, la morte, e così in man ti die' la chiave del suo bel regno il tuo fattore e mio,

il perdonar ti fu dolce e soave ogni ignominia, e così far vogl'io: perdòno per tuo amor e non mi pesa ogni ingiuria, ogni oltraggio ed ogni offesa.

Madre del redentor benigna e pia, riposacol di Cristo sacro e santo, perch'io ti veggio in così acerba e ria pena, coperta di uno scuro manto,

qual servo vengo a farti compagnia col dolor cordiale, col caldo pianto per il tuo figlio, che battuto e morto lo veggio in croce e veramente a torto.

Non niego in alcun modo, anzi confesso di avere offesa la sua maestade e che del mio peccato il grave eccesso non meritava grazia né pietade;

però ricorro languido e difesso a te, Maria, che sei somma bontade, che tu impetre per me qualche perdono dal tuo figliuol col qual piango e ragiono.

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