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1620–1698

SCENA VIII

Flavio Orsini

Mie pupille dolenti, mentre sole qui siamo e che gl'affetti nostri occhio non vede, per scaricar di tanti affanni il core

su le rive dei lumi, aprite il varco ai lagrimosi fiumi. Pensier ch'affliggete il mesto cor mio,

partite, giungete all'idolo mio. Sospir ch'agitate l'afflitto mio sen,

correte, volate, giungete al mio ben. E perché non sia vana la gradita speranza

di rivederlo un giorno, fate con tal novella a me ritorno. Di portenti non lievi, o mia reina, messaggero Rodrigo a te s'inchina.

E qual nuovo prodigio, o inique stelle, ora apportate a danno mio rubelle? Sappi, eccelsa regnante, che del sicano lido il duce invitto

prigioniero n'invia Fiorino, il servo. Questi, sopra volante agil battello tentando di fuggir, venne arrestato; et indi, esaminato,

narrò che per unirsi al suo signore verso i legni di Cipro il piè volgea. Anzi, senti e stupisci, o gran reina: colui che con il nome di Feraspe

servendo te fu prigionier poc'anzi, non è già quel che supponesti un moro, ma del gran re di Cipro il figlio Floridoro

che, per fama invaghito di tua beltà,qui giunse sotto volto mentito. O Dio, che sento!

Vicende inaspettate, notizie inopinate! E soggiunse anche il messo che, poi che prigioniero

il re creduto un moro fu dal corsaro qui riconosciuto, venne al lido sican tosto rimesso con l'ossequio dovuto.

Dunque a noi non lontano sta Floridoro il Grande? Io creder deggio che, pria che il biondo dio tuffi nell'onde

del carro aurato i rapidi destrieri, da sue milizie accompagnato appunto in questa regia il gran signor sia giunto; e da Fiorin, che prigionier fu poi,

potrem meglio ascoltarlo. Fate che venga a noi. Narra senza temer, Fiorino, il vero. Floridoro, il mio prence,

poiché per fama intende della beltà d'Eurinda il merto raro, abbandona la regia, qui seco mi conduce

sotto un abito vile con nome di Feraspe; simula servitù, finge catene per meritar mercé dal caro bene.

Io, la sua prigionia quando ho palese, penso seguirlo a volo: fuggo da questo suolo, sulla riva mi porto,

sovra debole pin parto, son giunto. Quindi condotto alle tue regie piante, Della mia prigionia grazie ti chiedo. A sì gran fedeltà tutto concedo.

Così burlasti Amore, così tradisti a me: quest'è dunque la fé, Fiorino traditore!

Politico pensiero si scorda d'ogni affetto, or dal tuo vago aspetto il mio perdono io spero.

Tu sei la vita mia, tu sei il mio core, non più guerra, no no, vittoria, Amore.

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