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1620–1698

SCENA VII

Flavio Orsini

Lindora, io ben sapea che più fiamme e più amori han nel tuo cor ricetto, ma creder non potea

che ad un moro (qual vidi) tu donassi l'affetto. Sappi, o regia fanciulla, che questo cor pari è alla cera istessa

dove ogni forma vi rimane impressa; e se fiamma servile il sen m'avampa onde incostante il mio pensier ne vola, nella fiamma d'Amor non fui già sola.

Già che tanto t'aggrada e il suo sembiante degne maniere accusa, per viver più negl'amor tuoi contenta, va', chiedilo a Filandro in nome mio,

ch'al servigio reale io lo desio. Di mia vita disponi, o sublime reina; e a tant'onore d'uno schiavo fedele

grazie ti rende l'obligato core. Mai gioir, ah non potea, o Lindora, il tuo desir, se fortuna non volgea

lieta fronte al gran martir. Donne, sperate, ch'in amor si varia quella sorte che a voi fu già contraria.

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SCENA VII · Flavio Orsini · Poetry Cove