Skip to content
1620–1698

SCENA VI

Flavio Orsini

Volentieri ritorno a renderti contezza dell'opra mia, del mio servir, reina. Non sì tosto in mia man, per man del moro,

giunsero le tue leggi entro a tuoi fogli che, con la destra essecutrice, io resi la marittima riva di milizie guernita,

difesa e custodita: mi dolse sì che l'inviato messo fu nel medemo giorno da' corsari predato al suo ritorno.

Lodo nell'opra tua, Rodrigo, i gesti ne' guerrieri disegni, né ad Eurinda fian questi del tuo fido servire i primi segni.

La prigionia del moro per la sua fedeltà troppo a me caro m'affligge sì, che con maggior premura del suo riscatto impongo a te la cura.

Piacesse al ciel che eguale al tuo desire e al mio servir sortisse la libertà bramata; ond'è che taccio partendo impaziente

degl'ordini opportuni a dar lo spaccio. Col mio sangue comprarei quella vita a me sì cara, s'a una perdita sì amara

son due fiumi gl'occhi miei. Con il balsamo di speme reggo in vita questa salma, onde poi timida l'alma

quanto spera, tanto teme. Rendetemi il mio bene, empie squadre nemiche, ch'ogn'altra offesa fatta al regio trono,

se Feraspe rendete, io vi perdono. Per pietà, deh, torna a me! Ah Feraspe, e dove sei, se dolente i lumi miei

non san viver senza te? Astri. che a danno mio siete sì fieri, siate un giorno pietosi, e poi severi.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
SCENA VI · Flavio Orsini · Poetry Cove