Libertà, libertà, quanto sei cara!
Non giunse a piagarmi
l'arciero bendato,
ma ognor tenne all'armi
pronta la mano e la faretra al lato;
e tu de' sensi miei
mitigando ten vai la pena amara.
Libertà, libertà!
Perdona, o bella!
Se nel troppo mirarti
estatico non volsi il piede immoto,
fu del pensiero un moto
che pria volle adorarti
e poi far ch'io m'inchini a te ch'adoro,
a te ch'ognor m'uccidi, e sai ch'io moro.
Mi son grate, o Filandro,
e in un molto discarele
le tue brame e le pene;
ma per or la risposta io non ti rendo
perché i sensi intrecciati
dell'enigma amoroso io non intendo.
Addio!
Dove ne vai? Ferma le piante.
È questa la mercede
con che tu sai pagare un'alma amante?
Non ho obligo alcuno.
Ah, ingrata! Sì, comprendo
la tua cruda risposta.
Dunque, se non aspetto
mercede a tanto affetto,
per far pago abbastanza il tuo rigore
rendimi quel ch'è mio: voglio il mio core.
Tanto non ti doler. Parto, tu resta;
spera costante. Addio!
E che sventura è questa?
Spera costante, o Dio!
È ver che la speranza
è il balsamo d'un seno;
ma troppo è quel veleno
che sugge la costanza
se con latte di speme un cor si pasce:
quella costanza sua l'uccide in fasce.