Skip to content
1620–1698

SCENA IX et ultima

Flavio Orsini

Non inarcar le ciglia, o regnante sicana, se appena riconosci quel che supposto hai per Feraspe un tempo,

con tarda, inaspettata stravaganza prender di Floridoro oggi sembianza. Io — dal grido sonoro di fama stimolante,

spinto di tue bellezze ad adorare i pregi — lascio il mio sangue e il trono, patria e fasti abbandono

mentre guerra crudel fra le nostr'armi i miei desir, le mie speranze oscura; prendo di moro vil bruna figura, qui giungo e, semivivo,

poter servirti a gran fortuna ascrivo. E perché non scoprir sì degni affetti? Quand'io tentai far noti del mio seno gl'ardor troppo veraci,

tu rispondesti: " Taci! ". Mi destina Lucinda messaggero a Rodrigo; partendo ad obbedire,

m'incammino a morire; già m'accingo al ritorno e, impaziente, son de' sudditi miei preda dolente. Mi dannano a catene;

mi scuopro, ognun m'inchina; e ricondotto su la riviera amata spero: sarà quest'alma quanto infelice un dì, tanto or beata?

Perdona, se t'offesi, o gran reina, e sia essempio immortal la mia gran fede ch'alla forza d'amor ogn'alma cede. Prencipe glorioso,

non sa formare accenti mia lingua istolidita, che l'estremo favor di tali onori merta che col tacer sempre t'adori.

Ti son noti, o Filandro, di sì prospera sorte i cari arcani, onde per l'opra tua spero s'acquieti di Napoli il regnante:

ch'io, per smorzar l'antiche e fiere guerre con i regni di Cipro e per dar premio di Floridoro al memorando amore, dalla giustizia ho incatenato il core.

Solo, Eurinda sublime, umil ti chiedo sia concessa Lucinda alla mia fede, ché costante l'adoro insin dal giorno che posi in questa regia il primo piede.

Quando Lucinda a tal desio consenta, per quanto deve, Eurinda è ben contenta. Son felici a gran segno i desir miei, grazie al nume d'Amor, grazie agli dei.

Figlia, m'è caro il dì, quel punto e l'ora che ti strinsi al mio petto per te ripien d'affetto; gioisco omai di così lieta sorte

e gode meco ancor tutta la corte. Dopo fatighe tante, felicità maggiore mai di Rodrigo ha concepito il core.

Eurinda, a te m'inchino. Ergiti, o gran monarca! In questo giorno se già servo partii, schiavo ritorno.

Non più schiavo, mio ben, ma sol regnante, con imeneo verace di due gran regni a stabilir la pace. Non disperi, ah no, la gloria

chi d'Amor pone l'assalto ad un cor benché di smalto, che servendo ottien vittoria e tra lacci di beltà

può goder la libertà: ché per aver mercé da un bel sembiante ogn'inganno inventar lice all'amante.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
SCENA IX et ultima · Flavio Orsini · Poetry Cove