O del trono sicano reggia sublime, o quanto afflitto in questo giorno a rivederti io torno!
Et oh, piacesse al cielo che, prima di serrar Rodrigo i lumi, non veda in questo suolo scorrer di sangue a meraviglia i fiumi!
Ah, da' pensieri tuoi, mal consigliata Eurinda, mentre il brando nemico del vacillante impero
ti fa veder le stragi a luci aperte, tu di regio consorte odii l'offerte. Son propizie le stelle! Gioisce questa corte,
e quanto, signor conte, ella al vostro partir provò tormento, tanto al vostro ritorno oggi ha contento. Ma che buone novelle
di quest'armi spergiure recate a serenar le nostre cure? Nel golfo più vicino furono già vedute
le vele sì temute. Io la riviera tutta di fanti e cavalier lasciai munita quando, per man dell'inviato messo,
gl'ordini mi fur dati: e sol mi spiacque ch'il misero Feraspe, mentre su debol pin facea ritorno, fu da un legno corsaro
de' barbari di Cipro poco lungi rapito al nostro faro. Ohimè, che sento, o cielo! Et or dove si trova
il moro sì fedele? Preda restò delle nemiche vele. Forza sarà ch'a sì funesto avviso si volga tutta in duolo oggi Messina,
se di gioia sì cara vien priva la reina. Che gioia? Un moro vile tanto si piange in questa regia augusta?
Un moro vil? Tacete, Signor, che se voi siete del Regno di Trinacria il forte Atlante, egli del cor d'Eurinda era il regnante.
E che portenti, o stelle? E che viltade, o numi? E che flagelli, o sorte? Vanne pure a morir: giusto è Rodrigo
a notizie sì strane aver la morte.
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