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1620–1698

SCENA II

Flavio Orsini

Un cor ch'è libero da lacci asprissimi del crudo Amor, di guardi amabili

e lucidissimi fugga i splendor: ch'io sugl'albor di mia gradita età vuo' pur troppo goder la libertà.

Semplicetta regina, vantar la libertà ne' teneri anni quanto, o quanto t'inganni. (Invano ella si pregia esser astuta

se un consorte sì degno ora rifiuta). Se il bel fior di verde età voi godete, o fanciullette, deh, non siate sdegnosette:

date il bando a crudeltà. Se un bel seno Amor piagò, che per voi sospira e piange, perché amando non si frange

vostro core, io non lo so. È da voi contrario a fé il mio genio: se un amante al mio bel serve costante,

non so a lui negar mercè. Perché d'un bianco crin guancia rugosa cinta d'acute spine invan si duole, quando di gioventù langue la rosa:

non si trova il gioir quando si vuole. Lindora, approvo i sensi tuoi, ma giusto fia ch'io goda sul fior degli anni miei la libertà gradita,

che prigioniera poi goder più non potrei. Tu procura gioir ch'a un crin d'argento Non è facile ognor trovar contento.

Ohimè che sento, o Dio: così non si facea in tempo mio!

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SCENA II · Flavio Orsini · Poetry Cove