Ecco che pronto ad obedir m'accingo
al tuo desio, Filandro:
del tuo grande Alessandro
l'Efestion tra le mie braccia io stringo.
Grazie, o conte, ti rendo
e se lieto m'accogli
dall'opra tua felici eventi attendo:
Eurinda è quella.
Eurinda,
so che del regio petto è il nume in terra;
ma sai ch'è vanto espresso
dell'animo d'un re vincer se stesso.
È prodigio d'eccelsa beltà
l'espugnare un'immensa virtù;
d'un amante l'esempio non fu
che rinunzi quel ben che non ha.
Non fu breve l'assalto d'Amor
dove i posti muniva l'ardir;
or che ha vinto, è un insano desir
che rilasci la rocca del cor.
Sa il ciel se ognor m'affanna
del tuo signor la pena,
che d'Eurinda tiranna
discior non sa, non può l'empia catena.
Ma so che il tuo consiglio
a far saria bastante
della sua servitù lieve il periglio.
Tant'oprai quanto vale il senno e l'arte;
gl'addussi gl'argomenti
acciò, le dure sue voglie depresse,
alle ragioni mie vinta cedesse.
È invariabile
la fede mia,
ma troppo è stabile
regia follia.
Dunque che fia?
Nol so!
Cerca ribattere
un consiglier,
ma non può abbattere
regio pensier.
Non più so quanto puoi; spero l'effetto.
Quel che da me dipende, io ti prometto.