Con lo strale che fatale bruno ciglio porta in sé, crudo Amor mi saettò:
che farò? Il desire non sa dire il contento che cos'è,
se il tormento ereditò: che farò? Deh, se il volto d'un servo le mie vicende aduna,
serva — dirò — che fui della fortuna. (Eurinda, in questi alberghi così sola in quest'ore? Ah, non ha legge Amore!)
Principessa, eseguiste inviando a Rodrigo il regio foglio? Quanto sì m'imponesti, sublime maestà,
fu dal pronto desio tosto eseguito, che ad un core obbligato ogni comando che vi giunge è grato: onde diedi per esser più sicura
a Feraspe la cura. Et il messo chi fu? Per certezza maggior nel grave impegno non trovai di Feraspe uomo più degno.
Come, ohimè, perché? Ogn'altro era migliore e più spedito. Credei che sol Feraspe, con il desio volante,
avesse al tuo servir l'ali alle piante. Dammi spirto da resistere, nume intento a tormentar! Ma un fanciul che puote assistere
quale aita mi può dar? Come mai potran più vincere gli occhi privi del mio sol? Questo sì che si può ascrivere
a un estremo del mio duol. (Se non mentisce il guardo, se il pensier non m'inganna, la partita del moro Eurinda affanna.)
Non speri di gioir chi nacque a piangere! Che val l'impero, il trono, se del crudo mio fato l'implacabil rigor non basta a frangere?
(Leggo ne' lumi suoi, scopro nelle mie frodi, confermando il sospetto quanta forza ha Cupido in nobil petto.)
Afflitta, trafitta, quest'alma nel petto sospira,
delira; dubbioso l'affetto tormento gli dà. Amor, che sarà?
Dolente, languente, nel seno il mio core s'abbatte,
combatte fra speme e timore per tua crudeltà. Amor, che sarà?
Datemi morte e siate sazie, o stelle. Stelle no, ma comete ognor crinite che sempre a danno mio v'incrudelite.
Cookies on Poetry Cove