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1620–1698

SCENA I

Flavio Orsini

Se d'un padrone solo alle molestie tante per resister non basta un servo in corte, so che di doppi affanni

porto un peso crudel, bramo la morte. Come mai sarà possibile che il valor d'un sol Fiorino, per decreto del destino,

paghi un debito insoffribile? Oggi giorno i padron vogliono ch'abbia a fare il tutto un servo e che corra al par d'un cervo,

altrimente ognor si dogliono. Ma alla sventura mia di più conviene servir dui: un davvero, un per inganno; e mi ricordo bene

aver udito da saggi vecchioni, che non si può servir a due padroni. In abito mentito Floridoro mi guida

fin da Cipro in Sicilia, da schiavo travestito. Rumina in questo modo con Eurinda d'amor stringere il nodo.

Vuol ch'io finga servir solo a Filandro: servo all'ambasciatore e servo al moro; ma lui moro è d'amor, di rabbia io moro!.

Fiorino! Oh, signor conte, la Sua venuta è la fortuna mia; ch'appunto il mio padrone

a farLe un'imbasciata or qui m'invia. Che brama il tuo signor? Domanda udienza, se non paresse a Lei

che la richiesta fosse impertinenza. Deve aver lumi di lince chi consigli in corte appresta, perché quel che brama un prince

è comando e non richiesta. Torna e digli ch'attendo i suoi comandi e i cenni suoi fian legge se oracoli saran del suo gran rege.

Vado a darLe risposta. Oh!, che felice incontro! Son proprio fortunato: nell'andare e tornare

due volte la fatica ho sparammiato.

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