La obscura, invidïosa e fedel morte
m'avea del viver mio in su la sponda
e l'alma afflitta, inferma e tremebonda
del corpo era condutta in su le porte,
quando somma pietà, non già mia sorte,
un spirto mosse, in cui prudenzia abbunda
e con stil dolce e maniera gioconda
disse: Servo tu passi, ahimè, sta' forte!
Tal mi fec'io qual lume che s'ammorza,
quand'advien s'agomenti el suo licore,
che la suo luze in un momento inforza.
O gran monarca, o Dio, sommo Signore,
me ridà tanto don ch'io non ho forza:
ch' a due servir non puol un servidore.