Spirto facundo, onesto e pellegrino,
mandovi un piccol fior del grosso ingegno,
colto in laude di quella che ogni regno
meritan suo virtù, non suo destino.
Mai credetti ch'un core alto e divino
fusse machiato d'un sì brutto segno:
non era di tal don dal ciel già degno,
legarsi in cosa vil sì bel rubino.
Mosso da sue virtù degne per certo
da tor l'arme ad Amor, l'arco e lo strale,
come ne l'opre sue si vede aperto,
far la volia con mia lingua immortale.
Ma poi che 'l fango l'oro ha ricuperto,
a vergar carte più faria gran male.