Aiere obscuro e tenebroso loco
per la partita del mio vago sole,
là dove, udendo suo dolci parole,
stavo contento ancor ch'io fussi in foco.
Povera fenestrella, dimmi un poco
dov'è quel viso ornato di vïole?
Più non si mostra a me come far suole,
ch'ormai son stanco di chiamarlo e roco.
Ehïmè, io pur guardo, e nulla veg<g>o,
or basso in terra, or alzo gli occhi al cielo
piangendo e con suspir la morte chieggo.
Biastemo el mio destino, abruscio e gelo
e con fatiga in piè mie corpo reggo,
ormai cuperto dal terestre velo.