Quest'è del sogno mio l'ultimo canto,
descritto dal mio basso e rozzo ingegno
non già per sua virtù, ma per sovvegno
de l'ombra di tuo nume excelso e santo,
dove tuo Maestà ha inteso quanto
l'inclita tua città ha doglia e sdegno
ch'abbi del tuo aspetto fatto degno
rural paese e lei lassata in pianto.
Però, volendo a suoi preghi ubbidire
e mossa a passïon di sua mestizia,
ch'al chieder giusto è villania disdire,
torna prego, deh, torna a la propizia
tua madre, che t'aspetta in gran disire:
ch'a·tte fie onor, a lei somma letizia.