Se mai omo infelice al mondo venne,
infra tutti e' mortal stimo esser quello,
qual sempre impia fortuna e amor ribello,
fuor di speranza, misero mi tenne.
L'arbor, le sarte, l'ancora e le antenne
mi troncar sempre in sul camin più bello;
e quando alzarmi qual veloce ucello
credetti, a mezza via persi le penne.
Or non so se per ultimo suplizio
o pur per ristorarmi (ché permesso
talvolta è dolce fine al tristo inizio),
un nuovo fuoco nel mio petto han messo
d'un bianco giglio: e per piatoso offizio
mi viene in sogno a visitarmi spesso.