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1503–1503

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Filenio Gallo

In tanta admirazione ero sospinto, ch'io stavo qual alien da' proprii sensi essendo da cose alte oppresso e cinto, quando la diva donna: O tu, che pensi?

–disse–Se tanto un sol razzo t'abbaglia, che farai a più excelsi e più intensi? Ora convien che con tuo mente saglia a contemplar le cose alte del Cielo

e quanto Jove in terra operi e vaglia. Vo' ti mostrar la affezïone e zelo ch'al mondo han dimostrato gli alti dei, chiudendo una santa alma in bianco velo.

Attende dunque: io parlo di colei, terza sorella a le già dette due, potissima cagion de' dolor mei. Già mai tanto mostra le forze sue

el sommo Padre da che l'omo in terra da Deücalion rifatto fue. Era nel mondo e in Ciel spenta ogni guerra, tutti e' pianeti al ben produrre intenti

come disposto avia Chi mai non erra, in dolce pace tutti li elementi, el mar tranquillo, el ciel lucido e scarco, Eol serrati avia gli orridi venti,

Iris deposta la faretra e l'arco, spento ogni influsso flebile e robusto, che 'l mondo soglian far dolente e parco. Pareva el tempo del felice Augusto,

alor che si degnò farsi fattura Colui ch'ha solo el titol d'esser giusto, quando lo eterno Jove e la natura, per dimostrar lor forze al mondo cieco,

produsser questa donna ornata e pura. Tanta grazia dal Ciel ne portò seco, ch'a dir minima parte mancarebbe non sol mie stil, ma el mantuano e 'l greco.

Del casto sen materno insieme ebbe con dolce latte angelici costumi e tal qual in persona in virtù crebbe. Tra l'altre lei qual sol fra gli altri lumi

el nome tien de la Ciprigna santa che mostrò di dottrina aperti fiumi; nel corpo lezadria, ne l'alma tanta prudenzia quanta mai spirasse Jove

da che formò con man la prima pianta; virtù divine, inusitate e nove uscir vediensi in sua tenera etade del casto seno ov'ogni grazia piove;

vergogna nel bel volto et onestade ne' gesti aveva sempre e providenzia, aspetto lieto e grave umanitade, veloce ingegno, affabil acoglienzia,

unica venustà, abito onesto, ne l'andar signoril grata presenzia, savio parlare, acomodato e desto con tal accento, che giù jace e posa

quel di Proba e de Ortensia adpresso a questo. Amorevil, benigna e grazïosa, solitaria, svegliata, obedïente, non vana, altera, ardita e disdegnosa.

Umil, devota, savia e reverente, a li suoi genitori un tanto amore, che le romane due non fur nïente. Inimica de l'ozio e d'ogni errore

oppugnatrice e di se stessa el freno avea, correndo al ver camin d'onore. Tal purità nel suo virgineo seno, che la fama di quante già mai furo

equiparando a·llei fa venir meno. Tacia colei che con volto sicuro al paterno coltel constante porse, per fuggir disonor, suo petto puro;

tacia colei che lieta al fiume corse per portar l'acqua al tempio e chi tirando la barca a·rriva a l'infamia soccorse; tacin chi per fuggir furor nefando

ambe due a una morte el Ciel sortille, intrepide nel mar presto saltando; tacia qui Emilia, tacin le Sibille e quante fur mai sacre a l'alma Vesta,

ché costei è fiamma e lor furon faville. In rare ho visto ciò ch'io vidi in questa: bellezza et onestà regnar insieme, senza esser l'una a l'altra mai molesta.

Colei che d'onestà ha perso el seme, fidandosi in bellezza, alfin si trova del Ciel nimica e morta al mondo geme. Beltà senza virtù danna e non giova,

ma castità la bella donna extolle, perch'un contrar per l'altro apien si prova. Non sol virtù ne l'alma Dio donolle nel suo primordio, ma tanta bellezza,

che a Pirra, Elena e a l'altre el nome tolle. Costei bella statura e tal bianchezza qual nieve in freddo verno acerbo et empio, dove s'incarna una viva rossezza;

l'aurate chiome sue ebbero exempio da quelle di Medusa ornate e conte, prima che vïolasse el sacro tempio; el naso profilato e l'ampla fronte,

d'eban le ciglia arcate a guisa d'onde, suttili e giuste in bel spazio disgionte; du' occhi, anzi duo stelle, ove nasconde le sue saette e l'arco el cieco figlio,

con quali om degni e non plebei confonde, fra' vivi labbri di color vermiglio di perle un ordin era et è diviso, bianche qual neve o qual candido giglio,

là dove, quando move el dolce riso, nel lampeggiar de' rilucenti rai si vede quanta grazia ha el Paradiso; gli omeri e 'l collo più eburnei assai

che que' che mal per lui vide Ateonne, quando patì dai can gl'ultimi guai; el petto piano e più che d'altre donne ornato e le sue man distinte e bianche,

le braccia qual marmoree colonne. A che, explicando pur, convien che stanche? Ché di colui che 'n Ciel el lauro observa sarien le corde e le suo rime manche.

Queste tal gemme ebbe costei in conserva in sua florida e casta gioventute, de le qual parte ancora e più ne serva; und'io, vedendo in lei tante virtute,

mi piacque sì che mi pareva certo non posser senza lei aver salute. E per far tal amor a tutti aperto per vera figlia mia volsi adottarla,

premio convenïente a tanto merto, e ne la mia città per onorarla fu fatte feste assai, trionfi e pompe, che ancor per tutto se ne canta e parla;

di che per l'universo si prorompe gran gloria de l'excelsa sua famiglia, ch'una tal fama mai tempo non rompe. Di poi, essendo di tal madre figlia,

deliberai trovarle equal marito ch'avesse in dignità con lei simiglia. E perché condizion, ventura e rito, qual ogni altro, sortì dal dì che nacque

come era eternalmente stabilito, fra Caria e Siria in ne l'ambigue acque una isola suave e lieta siede, che tanto a Citarea già sacra piacque;

questa è d'ogni delizia antica erede, ricca, ubertosa, temperata e vaga, ove già sette regni ebber lor sede, di cui la fama l'universo appaga

e l'antico suo nome e l'exterminio ogni incredul di ciò vedendo paga. Di questo loco avea giusto dominio un nuovo Ettor in gran valore e pregio

tal, ch'avanzava el paternal confinio, Iacomo nominato, in forma egregio, del bel corpo robusto e di cor magno come appartiensi a omo excelso e regio.

Costui in caro sposo et in compagno per imeneo a la mia figlia detti con vincol sacro e non tela d'aragno. Piacque a' suoi genitori, affini e stretti,

piacque a tutto 'l mio regno e mei patrizii, ma più ch'a nissun altro a me piacetti. Li dii, le dee e 'l ciel furon propizii né di Teti, Junone o Laudomia

fur sì celebri e degni sponsalizii. La gloria, festa assai e lezadria di queste nozze in Cipri e qui da noi volendo recitar longo saria.

E come vuol cristiana legge, poi nel suo felice regno la condusse con onor qual adviensi ad ambe doi. Quanta gran doglia al cor credi mi fusse

la sua partita et a colei ancora de le cui caste mamme el latte susse? Così rimase la mia patria alora come el nostro emisper prima ch'arrivi

a l'orizzonte la bella Aürora. E' gesti, e' modi, e' portamenti divi di questa donna verso el regio sposo a dir sarieno umani ingegni privi.

Un sol voler in duo corpi nascoso, quel che piaceva a·llui era a·llei grato et in dispregio ciò che a ello exoso. Perché Natura a ogni cosa ha dato

el suo contrar da la cui forza sempre sia l'impeto excessivo temperato e 'l venen, che l'uman corpo distempre in suo esser permesso, ancora el sana

se con qualche contrar si placa e tempre, lui ne l'aspetto altero e lei umana, lei tarda a l'ira e lui veloce e pronto. O divina opra e non fragile e vana,

che due contrarii insieme ha ben congionto acciò che l'un per l'altro si conservi e sia el furor per l'umiltà defonto. O quante volte a' suoi subditi e servi

volse esser in punir rigido e grave, qual delinquenti perfidi e protervi, che e' dolci preghi e 'l bel parlar suave di questa donna e ' piatosi discorsi

gli ponien di clemenzia in man la chiave O quante expedizion, grazie e soccorsi a vedove, pupilli e altri aflitti da invidi tiranni e lupi morsi

li facia far e gir per camin dritti molte iniustizie e torti e ben premiare secondo e' merti e punire e' delitti, tal che per tutto s'udiva chiamare

de' poveri avocata e in tanta stima, che 'l bon fea star contento, el reo tremare. Né fu de umiltà in tanta cima chi in seconda sposa fu sì grata

a chi per ambizion scacciò la prima. Senno canuto e pazïenzia innata ha più che Emilia e provido intelletto, di cortesia e discrezione ornata.

Una tal fede in suo pudico petto, che già mai vil pensiero o voglia infetta mover possette el marital concetto. Ceda colei che fu fra l'altre eletta

per fare el casto tempio e quella forte che fe' de l'altrui fallo in sé vendetta. Ceda colei che, doppo atroce morte, del fier centurïon la testa gitta

dinanzi al fido suo caro consorte. Ceda Susanna e ceda quella afflitta che la tessuta tela al scur stesseva per servar la sua fede integra e dritta.

Ceda colei di cui nissun sapeva, vivendo el suo marito, el proprio nome né veder la sua faccia alcun poteva. In costei guardi chi vuol saper come

in vincol marital sempre esser deve viva onestà e le lascivie dome. Ho a dir cose assai e 'l tempo è breve; però concludo qui che in pudicizia

era puro ermellino e bianca neve. Che dirò de l'amore et amicizia al suo diletto sposo in ogni loco, senza rinfinta alcuna over pigrizia?

Dirò che stato differente poco a quel di quella che pel suo car Bruto non curò el ferro e l'inghiottir del fuoco, e di colei che, come ebbe veduto

el sanguinoso manto, el spirto rese al ciel lassando el corpo exangue e muto, e di quell'altra che pietà li prese del sposo suo, sprezzando l'atto vile

de le quarantanove al fallo intese, e di colei che l'abito virile, per seguir Mitridate ovunche andava, vestissi, oprando ogni exercizio umile.

Se lei amava lui, lui lei amava e parimente l'uno a l'altro caro senza discordia alcuna o intenzion prava. O santa coppia, o celebrando paro!

Lei pronta nel servir e lui mai stracco in compiacerle: amor supremo e raro. Deh, odi ciò ch'al mio parlare attacco: ch'io temo a lui non advenisse quello

che per Cornelia advenne al roman Gracco. Però ch'essendo in sul suo fior più bello, come che vuol natura e legge antica che morte impronti ognun con suo suggello,

l'alma sua santa e del gran padre amica, lassando el corpo a la sua prima madre, salì nel Ciel per côr l'ultima spica e de l'opere sue alte e lezadre

lassato ha fra' mortali immortal fama a onta de le Parche invide e ladre. Sì gran dolor sentì la mia Madama, ch'alcun non la potea frenare alquanto

e cogli occhi bagnati ancora el chiama. Chi, doppo el bel sepolcro e longo pianto, fe' del suo proprio corpo monumento al cener del marito amato tanto

e chi, piangendo, senza alcun spavento cercò el suo sposo morto infra l'altre ossa, da che fu poi el suo extremo dì spento, e quella che a gridar fu presto mossa,

cognosciuta la vesta, unde ne colse che fu dal suo fratel di vita scossa, non già più di costei s'afflisse e dolse e tale el pianto e l'intenso duol era,

che poco men di vita non si sciolse. E perché amor fondato in virtù vera per fortuna o per morte non si scioglie, ma splende più qual depurata spera,

doppo le degne exequie, pianti e doglie, sempre el portò nel cor per caro pegno sotto lugubre, orbate e negre spoglie. Rimasto a·llei el governo del regno,

postposti tutti e' feminil disiri, mostrò suo gran prudenzia et alto ingegno, tal che Orizia, Ipolita o Tamiri, Simiramis, Zenobia e quante sonno,

nissuna n'è ch'al suo bel segno tiri. Non a delizie già, sollazzi o sonno, ma a justizia et a laudabil vita tutti li giorni suoi dediti fonno.

Abstinenzia e modestia a lei unita, pietà, clemenzia e vedovil constanza, sobrietà ch'al ben viver ne 'nvita, cognoscer alto e gran perseveranza,

con circunspezïon consiglio dritto, ardente carità ch'ogn'altra avanza. De' poveretti amica e d'ogni afflitto, magnifica, virile, ilare e franca

mostrando in fronte quanto in petto ha scritto; di soccorrir ciascun mai tarda o stanca e senza dubbio la pugliese Busa in liberalità presso a·llei manca.

Pronta a ragion, di crudeltà exclusa, che, dove tal veneno oculto jace, non si lauda da alcuno, anzi s'accusa. Sempre nel regno suo mantenne pace,

abundanzia, unïon, fede e concorda, cosa ch'a Dio et al buon viver piace. Nimica de' tiranni, al falso sorda, tal che nel suo domin picol né grande

lamentarsi di lei non si ricorda, anzi de l'opre sue tal nome spande, che ciascuna persona lì rimasta l'ha sculpta in petto e chiama in ogni bande.

Fin al presente continente e casta, suprema laude, tal che certo e vero Judit, Antonia e Dido a·llei non basta. Or vo' mostrarti adpien l'animo intero

di questa donna e sua virtute immensa, degna d'ogn'altro più sublime impero. Sai che natura a ciaschedun dispensa tal sete di regnar e d'altri onori,

che a la propria vita non si pensa. Quanti son già di questo mondo fuori! El padre al proprio figlio non perdona: dimandisene e' suoi antecessori.

Ma questa excelsa e singular corona non si curò lassar le sue pendici per grande amor che verso me la sprona. Lassò el regno, el domin, subditi, amici,

l'amena patria e la substanzia propia, e' piaceri, e' solazzi, e' dì felici sol per aver di me, suo madre, copia, che, come pianta el sol, bramava el giorno,

ché auto avea di lei gran tempo inopia. Quando volse partir per far ritorno, con la sua corte decorata e fida, tutto el reame suo li fu d'intorno.

Quanti pianti e singulti! O, quante strida facieno e' suoi baron, servi e ciascuno nel partir de la lor regina e guida. Nissun v'era di lacrime digiuno:

chi l'acomanda a Dio, chi dice vale e tal per gran dolor vestì di bruno. E perché è vera cosa e naturale che ciò che perde l'un l'altro el guadagni

e goda qualchedun de l'altrui male, le feste, e' giuochi, e' trionfi alti e magni fatti nel suo venir son manifesti per tutto ove 'l sol scaldi e che 'l mar bagni.

L'amor, la grazia, e' portamenti onesti verso di me e la gran fama e laude di sue virtù pensar non ti potresti, unde del tornar suo mia città gaude.

El terzo capitolo del sogno è finito

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