Die vi guardi omini e donne
che qui insieme ora ballate.
Deh, non vi maravigliate
s'i' son fatto uno Ateonne.
Non ch'i' sia da l'alma dea
come lui mutato in cervo,
ma perché fortuna rea,
finch'in me la vita oservo,
vol ch'a chi m'è più protervo
sempre sia un Mecennate.
Die vi guardi omini e donne.
Questa è quella idra che mosse
quel d'Aten contra Solone,
quest'è el premio che riscosse
da' Romani Scipïone,
quest'è oggi el guidardone
di chi serve a vil brigate.
Die vi guardi omini e donne.
Questa non è cosa nuova,
già el provò Abel col legno,
e' figliuol di Marte a prova
ebben già l'un l'altro a sdegno,
Jove al padre fuor del regno
fe' finir le suo giornate.
Die vi guardi omini e donne.
Sempre advien che l'alte ponte
son da' venti ognor più mosse,
quanto è più altero un monte
tant'ha poi maggior percosse,
valli basse e lorde fosse
mai dal ciel son fulminate.
Die vi guardi omini e donne.
Chi regnar vuol oggi al mondo
bisogna essar Mida e Crasso,
Alixandro è gito al fondo
e Locullo al tutto è casso.
O Traiano, adio, ti lasso,
più non seguo tuo pedate.
Die vi guardi omini e donne.
Chi non m'ha inteso, suo danno;
basta a me ch'i' m'intendo io;
sempre non dura uno affanno
a chi tien fermo el disio.
Pongo fine al cantar mio;
doppo el verno vien la state.
Die vi guardi omini e donne.