Se con ragion ver me tanto costante
fussi, Saffira mia, certo saresti
una di quelle dive alme celesti
propinque più nel ciel al gran Tonante,
perché spars' i' ho già lacrime tante,
che tutti gli animal aspri e rubesti
placati aria e tu forte ognor resti
più ch'al martel ancude o dïamante.
Certo simil già mai non leggo o sento
non Tuzia, non Susanna, non Sulpizia,
ché esse una volta e tu sei forte cento.
Ma perché non sopporta la justizia
che d'un sì fido amor sia el frutto spento,
non merti premio alcun ma inimicizia.