Imperadrice somma, alta regina, vergine, donna, madre, figlia e sposa, chiara Dïana, stella mattutina; tu se' la verga della santa rosa
che la radice di Iesse portasti nel puro vaso nove mesi ascosa. Per mezo del bel frutto concordasti l'omo con Dio, el servo col signore
e la justizia antiqua mitigasti. Per te si sale al nostro primo Amore, in quella eterna patria ove si gusta eternalmente ogni dolce sapore.
Oh, se la mia domanda fusse giusta, i' chiedarei a Dio per sommo dono poter mirar la tuo faccia venusta. Ivi trovarrei grazia, ivi perdono,
ivi misericordia, ivi pietade, ogni atto virtüoso, onesto e buono. In te abunda tanta caritade, che 'l miser peccator non ha refugio
se non all'ombra della tua pietade. O advocata mia non fare indugio, soccorre a l'alma trista tapinella: ch'ogni socorso umano è subterfugio.
Cara speranzia mia, tu se' pur quella per cu' i' spero ancor tornare al segno del camin dritto a lume di tuo stella. Alza la mente mia, alza l'ingegno;
tu sola eletta fusti al grande offizio del nostro pellican che pende al legno e Colui, che già mai non ebbe inizio e 'l ciel caper non può, velato apparse
nel purissimo tuo celato ospizio. El descendar del Verbo ad incarnarse in te di spirto santo prese effetto e tutte l'altre vie parvero scarse.
Vita e dolcezza mia, sommo diletto, o mio conforto, o chiara margarita a cui mi do per servo e per suggetto, i' ti suplico, prego e chiamo aita
per quello annunzio che fe' l'angel santo, quando di tanto don fusti rempita. Allor fusti di grazia piena tanto quanto l'umanità può sopportare
dal cielo infusa inel pudico manto. Per lo festino e nobil tuo andare, piena del nobilissimo gioiello, la madre del Batista a visitare.
Per l'amirando parto, onesto e bello del divin Sol, che penetrò di fuore lassando integro el virginal suggello. Per li pastor che venner con stupore
te al presepio e 'l tuo figlio mirando, che conservavi tutto nel tuo core. Per l'alegrezza che avesti quando li Magi teco el tuo figliuol trovaro,
per vero Idio et omo lui adorando. Per quella ancora, quando el vechio caro e giusto Simeon in brazzo el prese dicendo ti seria coltello amaro.
Per l'indiscreta fuga che discese da l'impio Erode fuggendo in Egitto: ché simil crudeltà mai più s'intese. Pel ritornar ancor, sì come è scritto,
finita che fu poi la vita rea d'Erode re che morì tanto afflitto, col tuo dolce figliuolo in Galilea temendo d'Archelao, el qual regnava
doppo el suo padre in terra di Giudea. Pel sommo gaudio che 'l tuo cor portava quando di dodici anni el dolce Cristo trovasti infra' dottor che disputava.
Pel gran miracol che da te fu visto: innelle nozze l'acqua trasmutarse in dolce vin senza alcuna arte o misto. Pel gran dolor che nel tuo core apparse
quando sentisti el proditor di Giuda dal suo maestro car già lontanarse. Per la saetta dispiatata e cruda ch'al cor ti giunse quando el tuo gioello,
lassando te di consolazion nuda, andò in Ierusalem col suo fratello Joanni e gli altri a·ffar l'utima cena innella Pasqua el figurato agnello.
Cookies on Poetry Cove