Non son d'altri, non son né esser voglio,
ch'io non mi muto come foglia al vento,
anzi nel tuo amore ognor dovento
ancudine al martel, ne l'onde scoglio.
Fortuna, invidia o repentino orgoglio,
timor d'infamia o di morte spavento
far non potranno mai che in me sia spento
el nome che a ogni ora invocar soglio.
Non se' tu certa ancor de la mia fede?
Io t'ho pur dato el cor per fido pegno,
ch'altro maggior non si ricerca o chiede.
Vuoi altro? Ecco la vita, ecco l'ingegno.
Saffira dunque crede, crede, crede:
ch'io son pur tuo e tuo m'appello e tegno.